Un progetto triennale che aiuta i Paesi a frenare le perdite nel settore caseario

Oltre 90 milioni di dollari il valore del latte perduto ogni anno nell’Africa Orientale e nel Vicino Oriente: nuovi dati FAO

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Nell’Africa Orientale e nel Vicino Oriente le perdite economiche nel settore caseario dovute a deterioramento e a dispersione potrebbero ammontare a 90 milioni di dollari l’anno, secondo alcuni nuovi studi della FAO.

Tali analisi " le prime di questo tipo sulle perdite economiche nel settore caseario dell’Africa " sono state condotte in cinque Paesi in cui la FAO sta lavorando con i produttori locali e le agenzie governative per ridurre le perdite dei beni caseari durante la produzione, il trasporto e la commercializzazione.

Gli accertamenti iniziali mostrano che per solo tre dei Paesi studiati - Kenia, Uganda e Tanzania - le perdite casearie annuali ammontano a 56 milioni di dollari. I risultati per gli altri due Paesi, Etiopia e Siria, sono ancora in sospeso.

"È parecchio latte versato ed ammonta ad una somma significativa", ha detto Anthony Bennett, della Divisione Produzione e Sanità animale della FAO, che sta coordinando il progetto. "Se pensate a quanto costi organizzare un programma di distribuzione di latte nelle scuole nell’Africa Orientale -- ebbene, con questo denaro si potrebbero nutrire sei milioni di bambini per un anno intero".

Gli studi dei singoli Paesi rivelano la dimensione delle perdite
In Kenia, ogni anno circa 95 milioni di litri di latte vanno perduti, per un valore di circa 22,4 milioni di dollari l’anno.

Le perdite più alte si verificano al livello della singola fattoria ed ammontano a 15,4 dollari l’anno. "In Kenia è all’incirca equivalente ai salari di 30.000 lavoratori rurali messi insieme", ha osservato il signor Bennett. “Quasi il 60% della popolazione del Kenia non può permettersi le spese di base giornaliere alimentari e non alimentari o sopravvive con meno di un dollaro al giorno”, ha aggiunto. “La riduzione di queste perdite vorrebbe dire molto per le popolazioni rurali”.

Gli studi della FAO indicano che le perdite complessive in Tanzania ammontano a circa 59,5 milioni di litri di latte ogni anno, per perdite annuali di circa 14,3 milioni di dollari.

Nel complesso, in Tanzania più del 16% della produzione del settore caseario viene perduta durante la stagione secca, mentre le perdite possono superare il 25% nel corso della stagione delle piogge.

In Uganda, viene perduto il 27% circa di tutto il latte prodotto: il 6% al livello della fattoria, mentre l’11% ed il 10% della produzione vengono persi rispettivamente per spargimento o deterioramento durante il trasporto o la fase di commercializzazione. La FAO ha calcolato l’ammontare di queste perdite a 23 milioni di dollari l’anno.

Il progetto triennale della FAO mira a ridurre le perdite
Per molti anni i governi e gli osservatori dell’industria sono stati a conoscenza del fatto che le perdite successive alla raccolta nel settore caseario dell’Africa Orientale fossero alte. Esistevano, però, solo pochi dati empirici sul loro esatto valore e nessuno studio su come esse avvenissero.

Come primo passo nell’affrontare il problema, la FAO ha consultato gli agricoltori, i comitati caseari nazionali, gli agenti di divulgazione agricola, i funzionari governativi ed i rappresentanti delle industrie nella regione.

"Volevamo sapere direttamente dalle persone coinvolte quali misure ritenessero necessarie per risolvere il problema", ha detto il signor Bennett. "Il senso e la concezione di questo progetto non stanno venendo dalla FAO, ma dagli interessati stessi".

Nel 2003, questa task force casearia interregionale ha concepito un dettagliato piano di lavoro per un progetto coordinato dalla FAO, il cui scopo sarebbe quello di ridurre le perdite e migliorare la sicurezza alimentare nei settori caseari dell’Africa Orientale e del Vicino Oriente.

Per l’azione si è puntato su tre aree prioritarie: la formazione professionale di agricoltori e distributori, il miglioramento delle tecnologie di trasferimento ed adattamento per la conservazione del latte, la maturazione della consapevolezza del problema e l’estensione dell’accesso alle informazioni tecniche su come affrontarlo.

Il primo passo è stato intraprendere un’analisi esauriente, per ciascun Paese, del suo intero settore caseario. La seconda fase ha coinvolto la quantificazione del valore economico delle perdite ed una completa valutazione sul come e dove esse avvenissero " e come potessero essere ridotte.

La sessione regionale di formazione professionale si conclude oggi in Etiopia

La prossima fase consiste in un ambizioso programma di formazione professionale che si baserà sulle informazioni acquisite finora ed insegnerà ad agricoltori, agenti di divulgazione agricola, produttori, responsabili della commercializzazione e venditori nei cinque Paesi i modi in cui essi possono ridurre le perdite casearie successive alla raccolta.

I formatori e gli agenti di divulgazione provenienti da tutti i Paesi coinvolti hanno partecipato ad un workshop della FAO di un mese a Debre Zeit, in Etiopia, che si conclude oggi.

Ora essi porteranno le conoscenze acquisite qui nel proprio Paese, dove lavoreranno con gli esperti della FAO per mettere in atto programmi di formazione professionale adattati alle loro nazioni.

Ulteriore obiettivo: migliorare la sicurezza dei prodotti caseari
Il progetto della FAO non mira solo a ridurre le perdite, ma anche a migliorare la sicurezza e la qualità del latte e dei prodotti caseari.

Malattie come la brucellosi e la tubercolosi sono molto diffuse nelle mandrie utilizzate per i prodotti caseari della maggior parte dei Paesi partecipanti al progetto della FAO, con una percentuale del 20% di bestiame infetto.

Questioni di latte
L’industria casearia offre dei proventi relativamente immediati ai piccoli allevatori di bestiame. Essa fornisce alle famiglie non solo un cibo nutriente e bilanciato, ma anche la possibilità di vendere il latte in più, un’opportunità che può giocare un ruolo importante nel rafforzare la sicurezza alimentare dei nuclei familiari e nel ridurre la povertà .

I progetti della FAO che richiedono latte nei Paesi in via di sviluppo raddoppieranno entro il 2030. La maggior parte del latte prodotto in essi proviene dai piccoli agricoltori. Le importazioni casearie al mondo in via di sviluppo, in termini di valore, sono cresciute del 43% tra il 1998 ed il 2001; potrebbero essere ridotte con il semplice espediente della riduzione delle perdite post-raccolta.

La FAO calcola, inoltre, che, per ogni 100 litri di latte prodotti localmente, vengano creati fino a cinque posti di lavoro nelle industrie correlate, come quelle per la lavorazione ed il trasporto.

DI DUNDAR KESAPLI