Gli altri

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Virginia studia pianoforte.Nelle ore pomeridiane a scuola.
A casa,su di una tastiera,l’ho vista affannarsi a preparare segmenti di misteriosi pezzi musicali.
Poi è arrivato un invito:la scuola media “U.Foscolo“ organizzava un musical...
Mi libero per l’occasione e ci andiamo...tutta la famiglia.
Virgina mi preannuncia che avrebbe suonato con altre compagne.Non so che aspettarmi.
All’arrivo il colpo d’occhio è stupefacente.In uno spazio esiguo una vera e propria orchestra.Su di un palchetto sono letteralmente stipati i più disparati strumenti:violini,arpe,batteria,xilofoni,percussioni varie,chitarre,pianoforte e...in un corridoio fra le sedie del pubblico...uno spazio per la rappresentazione vera e propria,con parti recitate e ballate.
Sono rimasto senza parole.Tutto molto bello.Un plauso ai maestri e alle maestre sempre così bistrattati.
Mi son detto pensando a Virginia:la sua
è l’età che “insieme“ si è più che da “soli“.
Quante volte questo pensiero mi è frullato per la testa.Dalla nascita,fino ai prodomi dell’età adulta e della maturità,è una verità incontrovertibile.Con gli altri si cresce,ci si confronta,si stimolano i processi psico-fisici che conducono ad un’umanità compiuta.Per i bambini ,gli adolescenti,i giovani stare insieme,lavorare insieme,fare le cose insieme è fondamentale come respirare.
Poco importa quel che accade d’intorno se la realtà fornisce loro la possibilità di appagare la loro primaria esigenza di comunione con gli altri.
Ad un certo punto della vita le cose iniziano a cambiare.
“Insieme“ o da “soli“ sembra non fare più la differenza.
Fino a quando si delineano le strade di ognuno e ciascuno è chiamato a percorrerle individualmente.
Solo allora...e per sempre...“insieme“ è meno che da “soli“.
Cercare il gruppo diventa di colpo un autogol,un’azione controproducente.
E’ arrivato il momento del proprio assolo.Che il proprio canto si manifesti nella sua originalità e comunichi con altre voci soliste.
Dalla propria parte alle altrui...distinte...separate.
Ed è un’armonia nuova,ed è il proprio contributo all’universo.
Vedo tanti coetanei(..sono prossimo ai 50 anni...)continuare ad ammassarsi,ad appiattirsi su istanze...per così dire...collettive.
Quando riusciranno a diversificarsi?Ad esprimere un originale controcanto?
Al di là degli esiti...per quanto mi riguarda...ci sto provando.
E mai come per questo non conta vincere ma partecipare.
Con lo stesso metro giudico le famiglie.
Se lo stare insieme è più delle singole individualità,allora funzionano.Sono i fondamentali mattoni di una società sana.Al contrario anche la famiglia è un autogol.E’ una perdita irreversibile di identità senza che scaturisca il miracolo dell’unità...che è fucina creatrice e feconda d’amore.
Quanti adulti fanno ancora i bambini.
Quante famiglie sono una piaga della società.
Dal mio canto cercherò di fare del mio meglio per sfuggire questi mortali pericoli,che sono particolarmente insidiosi perché volutamente misconosciuti.Si preferisce parlare genericamente dei mali della società tirando in ballo la solita tiritera sulla perdita dei “valori“.Dimenticando che i valori sono opinabili.Dimenticando che dietro i “valori“ ci sono le persone e se non si tiene conto delle vere esigenze dell’uomo,che solo la psicoanalisi ha in parte illuminato...
e non le filosofie...
e non le religioni,
non si va da nessuna parte.

ROSARIO TISO
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