Cristo la fine o il fine della legge?

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Milano: Notizie Avventiste/Francesco Zenzale - Romani 10:4 è in una certa misura lo spartiacque per considerare il ruolo della legge all’interno della teologia di Paolo: Cristo abolisce o annulla la legge perché inutile ai fini della salvezza, oppure la porta a compimento, spiegandone il senso e lo scopo?

La traduzione italiana dell’espressione: #tèlos-gar-nómou-Christòs, è stata tradotta in modo decisamente neutro... Non così nelle nostre principali traduzioni italiane, nelle quali si esprimono sostanzialmente due diverse tesi sul senso della parola tèlos. Per alcune traduzioni, tèlos avrebbe il senso di termine, cessazione, fine temporale... per cui, il Cristo, il Vangelo, costituirebbe l’abrogazione, l’estinzione della legge del Signore. Così la traduzione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI, del 1972) e la Nuova Riveduta (NR, del 1994): "Ora, il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede" [CEI, 1972]. "Poichè Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono" [NR, 1994].

Se questo fosse il senso reale di tèlos, si dovrebbe ammettere la fine temporale e definitiva della Torah, il suo giungere al capolinea... da cui si dovrebbe concludere un'insanabile antitesi e rottura totale fra Torah e Vangelo... Cosa che, invece, fa a pugni con l’idea paolina secondo cui il Vangelo di Dio era già stato promesso dai profeti antichi nelle Scritture (A.T.), cfr. Rm 1:1-2, e quindi in rapporto di continuità e di superamento (fedeltà non a un freddo codice, ma a una persona, nuovo paradigma vivente dell’amore che è il compimento della legge). Ma non si spiegherebbe neppure un'altra dichiarazione di Paolo: "Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge" (3:31).

Altre traduzioni, invece, intendono la parola tèlos come lo scopo, il fine, il culmine, secondo cui, il Cristo e il Vangelo, la sua buona notizia, costituirebbero l’obiettivo, il traguardo, la meta verso cui mirava la legge del Signore. Così la traduzione Nuovissima versione della Bibbia (NVB, del 1991 per N.T.) e la Nuova Diodati (ND, del 1991): "Infatti il culmine della legge è Cristo, per portare la giustificazione a ognuno che crede" [NVB, 1991].

Questo vocabolo assume una molteplicità di sensi in rapporto sia al contesto del discorso in cui è usato, che alla costruzione grammaticale della frase. l’etimologia originale di tèlos, indica il punto più alto, il punto di svolta o il punto cruciale. Da questi sensi il vocabolo finì per designare lo scopo, l’obiettivo, il fine, il proposito, l’adempimento, la realizzazione. Uno studio accurato di questo termine rivela che le nozioni di "abolizione, abrogazione, termine" sono assenti dal campo semantico di tèlos, come dei suoi derivati. Inoltre, un esame della costruzione grammaticale della frase tèlos nómou, "fine della legge", può essere illuminante. Alla luce del greco biblico, della letteratura giudaica e di quella greca profana, è stato evidenziato che quando tèlos è usato con un nome al genitivo (complemento di specificazione, nel nostro caso, nómou, "della legge") indica realizzazione, compimento. Solo con espressioni che indicano tempo, tèlos può assumere il significato di termine, fine. In seguito a queste considerazioni etimologiche e sintattiche risulta evidente che Cristo è fine della legge, nel senso che ne è lo scopo, l’obiettivo, il fine come orientamento... Per Paolo, Torah e Vangelo sono legati da un rapporto di complementarietà (Galati 3:21-24).