Rivedere “Caos Calmo“

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Che bello rivedere “Caos calmo“.Un film lento,dalla trama sottile e dal passo lungo.Dove poter far capolino con le proprie sensazioni.Dove poter entrare ed uscire con i propri pensieri.Dove dolore e gioia sono dipinti con colori pastello e la recitazione è sussurrata,allusiva,lieve.
Giganteggia la figura di Nanni Moretti che richiama alla memoria il protagonista de “La montagna incantata“ di Thomas Mann.Anche lui alle prese con uno “snodo“ esistenziale(quello della sua vita irrisolta nella giovanile nebulosità...),nell’incertezza del sapere chi fosse e cosa volesse fare nel prossimo futuro,si reca in un sanatorio svizzero dove è ricoverato suo cugino.E vi trova rifugio.Lui,sano fra malati,somatizza il suo malessere interiore e si ritrova preda di uno stato febbrile lieve e persistente,simile a quello indotto da una malattia respiratoria.Finisce per sottoporsi alla stessa disciplina medica degli ospiti dell’ospedale.Nei confini ristretti di quel mondo rassicurante di abitudini e di orari la sua anima guarisce le ferite...e la vita,consumata la catarsi e complice la sopravvenuta guerra,lo rispedisce nel consesso degli umani,fuori,ad affrontare il mondo.
Nell’angusta piazzetta antistante la scuola della figlia,il protagonista di “Caos calmo“ consuma le stesse dinamiche esistenziali.Deve rielaborare il lutto per la perdita della moglie e lo fa affidandosi all’esiguo mondo che circonda una panchina.In quel minuscolo contesto(...un bar,radi passanti,un’edicola,gli abitanti del posto...)riecheggia l’intero universo.Nulla viene a mancare,in una quiete surreale,per ripercorrere e ricucire una vita e farne consuntivo.
La frase chiave del film è quella che Moretti rivolge al fratello quando gli viene chiesto cosa facesse fermo tutto il giorno:“Non sono fermo....Mi muovo...vado qua,vado là...“.Minimi spostamenti vissuti al pari di viaggi,esplorazioni.
E coglie nel segno,come di chi conosce un tipo di adrenalina più sottile e rarefatta,che non è data dal lampo e dalla corsa,ma dal pensiero assiduo.E,per dirla come Kafka...:“Non è necessario che tu esca di casa.Rimani al tuo tavolo e ascolta.Non ascoltare neppure,aspetta soltanto.Non aspettare neppure,resta in perfetto silenzio e solitudine.Il mondo ti si offrirà per essere smascherato,non ne può fare a meno,estasiato si torcerà davanti a te“.
Allo stesso modo del giovane protagonista de “La montagna incantata“,sarà la vita
a schiodarlo dal suo apparente immobilismo quando la figlia,derisa dai suoi compagni,gli chiederà di non aspettarlo più fuori dalla scuola.
Ma non sarà uno strappo.La vita ha saputo aspettare il momento adatto.Come l’eroe di Mann,è finalmente pronto a lasciarsi nuovamente condurre dalla corrente della storia.




ROSARIO TISO
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