L’ARA PACIS A COLORI - parte 2

167.4K visualizzazioni

Roma: La scelta delle singole tinte per "lAra Pacis a colori” è stata operata sulla base di confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, studi condotti su monumenti più tardi ma influenzati dallAra Pacis e ricerche cromatiche svolte sulle architetture e sulla scultura greco-romana.
Particolare attenzione è stata dedicata al grande fregio vegetale, capolavoro assoluto dellarte decorativa romana. A questo scopo la cattedra di Botanica dellUniversità degli Studi Roma 3 ha condotto un dettagliato riconoscimento delle specie rappresentate, individuandone oltre settanta e la colorazione risulta impostata su una base di veridicità, rispettando i colori naturali delle piante raffigurate.
Sullipotesi della colorazione originaria dellAra Pacis ha in questi anni lavorato un gruppo di studio che si formò in occasione dellallestimento del nuovo Museo progettato da Richard Meier. In particolare fu approntato un modello tridimensionale dellaltare – oggi inserito nellapparato didattico permanente – su cui è stata applicata una restituzione del colore realizzata in base a criteri filologici e storico-stilistici. Da questo modello è nata lidea di proiettare direttamente sulle superfici dellaltare raggi di luce colorata, in modo tale da far rivivere, senza rischio per la conservazione del monumento, leffetto totale e realistico della colorazione originaria.
Anche in questo caso si è inteso mantenere un approccio critico, non al fine di "colorare” lAra Pacis, ma con lobiettivo di restituirne, per quanto in via ipotetica, laspetto originale. A questo spirito si conforma anche la scelta di proiettare sulle superfici non solo il colore delle parti pervenute, ma anche completare le parti perdute a fronte di ipotesi condivise e acquisizioni consolidate.
La ricostruzione ipotetica del colore per ciascuno dei quattro principali pannelli dellAra ha coinvolto molte competenze: Orietta Rossini per lideazione della ricostruzione del colore e delle proiezioni; Stefano Borghini, Raffaele Carlani per lo studio del colore; Giulia Caneva, Paolo Liverani, Eugenio La Rocca, Alessandro Viscogliosi quali consulenti; Ulderico Santamaria per le analisi scientifiche e di laboratorio; Angelo Merante per la restituzione in grafica digitale; Renata Piccininni per il coordinamento; Enzo Serrani per lallestimento; Stefano Castellani per il rilievo fotografico; Gianluca Zanzi per la collaborazione tecnico-scientifica; Studio V7 per la realizzazione.
"LAra Pacis a colori” è uniniziativa promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Sovraintendenza ai Beni Culturali, realizzata grazie al contributo del Gruppo Romano Supermercati, con lorganizzazione di Zètema Progetto Cultura.
Enea sacrificante ai Penati
"Un sacerdote disceso da Enea tocca numi che gli sono parenti” così Ovidio nei Fasti sintetizza il probabile significato intrinseco del rilievo detto di Enea sacrificante ai Penati, cioè lidentificazione di Augusto con il fondatore mitico e capostipite della gens Iulia.
Punto di partenza è lVIII libro dellEneide e le vicissitudini del principe troiano narrate da Virgilio attraverso cui si compie la fondazione di Roma. Gli studiosi hanno accolto in passato la tesi dello studioso J. Sieveking che per primo ha creduto di riconoscere la figura Enea nel sacrificante al centro di questo pannello. Recentemente tuttavia questa ipotesi è stata contestata da Paul Rehak (2001) che ha suggerito in Numa Pompilio – secondo re di Roma - la reale identità di questo personaggio.
Dando credito alla prima tesi, la più probabile, in questo rilievo - uno dei più integri dellintera composizione - appare al centro il pater Enea in veste sacerdotale, il capo coperto dal mantello, laspetto venerabile, raffigurato mentre onora gli dei con unofferta su un altare rustico.
Due giovani lo assistono, luno recando un vassoio e una brocca, laltro sospingendo una scrofa verso il sacrificio. Alle spalle del principe troiano è a stento visibile una figura, identificabile con Ascanio, il figlio di Enea, con laspetto tuttavia non più del bambino fuggito da Troia con il padre, bensì di uomo ormai adulto.
Sullo sfondo di questa composizione, la presenza del tempio dei Penati – numi troiani progenitori della casa dEnea e della gens Iulia - attribuisce allopera un valore che va al di là della semplice rappresentazione del mito. Per un gioco di rimandi fortemente allusivo, infatti, le due divinità che assistono al sacrificio dallalto sono gli stessi antenati protettori della casa e della persona di Augusto e ne confermano quindi le origini divine. Un legame parentale lega dunque limmagine di Enea, fondatore mitico di Roma, ad Augusto - nel marzo del 12 a.C. eletto pontifex maximus – rendendo sovrapponibili le due entità.
Lupercale
Accanto al pannello di Enea è rappresentato un altro momento saliente del mito della Fondazione di Roma: Romolo e Remo allattati dalla Lupa. Sono pochi frammenti, estratti negli scavi effettuati nel 1859, 1903 e 1937 dalle fondamenta di palazzo Fiano-Almagià, in Piazza S. Lorenzo in Lucina al Rione Colonna.
Al centro della composizione un frammento della ficus ruminalis, albero che inquadra la scena mitologica, con alla destra il pastore Faustolo, tutore dei gemelli, simbolo del legame tra le popolazioni autoctone - che popolavano il Palatino prima della fondazione di Roma - e i discendenti di Enea.
A sinistra dellalbero appare la testa del dio Marte – genitore di Romolo e Remo insieme alla vestale Rea Silvia - in vesti guerriere, il frammento più significativo della composizione. Ritrovato nel 1859 e venduto ad un collezionista privato, solo nel 1938, dopo essere stata riportata a Roma da Vienna, la testa ritrova la sua collocazione come parte essenziale della scena del Lupercale, insieme a frammenti della corazza e del ginocchio.
Il programma augusteo di riforma religiosa e morale comprendeva, oltre al restauro della grotta ai piedi del Palatino - luogo fisico del mito dei gemelli - il ripristino degli antichi rituali ad esso connessi. In questo contesto si inserisce anche la collocazione in Campo Marzio, sullAra Pacis, di immagini "devozionali” , Lupercale e Enea sacrificante, offerte al culto dei romani che potevano così ritrovare le proprie origini mitiche.
Pannello della Tellus
Summa visiva del programma propagandistico e di riforma religiosa di Augusto, a questa immagine sono state, nel corso del tempo, attribuite molteplici interpretazioni.
Alcuni studiosi hanno scorto nellimmagine la personificazione di Venere genitrice, che farebbe coppia col rilievo simmetrico della dea Roma, i cui culti saranno poi accoppiati. Altri vedono limmagine come rappresentazione della Pax Augusta, dispensatrice di fertilità, o come Tellus, personificazione della terra madre.
In realtà in questa figura di dea seduta sulle rocce si sommano tutte queste interpretazioni in una sorta di voluta ambiguità, mirante alla glorificazione delletà delloro augustea. La composizione, con al centro la dea vestita con un leggero chitone e incoronata di fiori e frutta, è uno dei rilievi meglio conservati dell’insieme.
La dea sostiene due putti e sul grembo ha un grappolo duva e melograni. Ai lati due giovani donne stringono i lembi di un mantello, luna seduta sopra un drago marino, laltra su un cigno, simboli di mare e di terra. In basso, ai piedi delle figure femminili, un bue e una pecora. I simboli alludono complessivamente alla fertilità e alla pace come ben sintetizzano i versi del De rerum natura di Lucrezio: "Madre dei romani, voluttuoso piacere degli uomini e degli dei, Venere nutrice…davanti a te, o dea, …fuggono i venti….. sotto i tuoi passi la terra si copre dei fiori più soavi….”
Il rilievo, rinvenuto nel XVI secolo presso palazzo Fiano-Almagià, in Piazza S. Lorenzo in Lucina, entrò a far parte delle collezioni dei Medici acquistate a Roma. Venne in seguito trasportato a Firenze e conservato nel vestibolo monumentale degli Uffizi. Negli anni '30, con il rinvenimento e la ricostruzione dell’Ara Pacis, venne restituito a Roma.
Pannello della Dea Roma
Di questo rilievo, il più lacunoso dei quattro, nel 1903 sono stati ritrovati solo due frammenti – uno scudo e il grembo di una figura femminile seduta - estratti anchessi dalle fondamenta di Palazzo Fiano-Almagià. Lo studioso Pasqui ne attribuì subito lorigine al pannello dellAra Pacis a destra della Tellus intuendo la corrispondenza speculare e simbolica delle due divinità rappresentate.
La ricomposizione fu completata nel 1938, quando, attraverso fonti coeve allAra Pacis, si identificò la figura come dea Roma, insieme alla dea Tellus al suo fianco simbolo di prosperità e pace nella Roma vittoriosa di Augusto.
Il disegno che sostituisce il rilievo perduto è stato eseguito da O. Ferretti nel 1949 e rappresenta la dea seduta in veste di amazzone con il seno nudo, con spada e asta nelle mani. Sono stati omessi Honos e Virtus, divinità maschili probabilmente presenti nel rilievo originale, tradizionalmente rappresentati nelle scene di trionfo.
Il lussureggiante fregio vegetale lungo i lati esterni dellAra Pacis è la parte più rilevante di tutto il ciclo scultoreo del monumento. La ricchezza cromatica originaria doveva renderlo straordinariamente dinamico: possiamo immaginare il rosa per i fiori dacanto, il bianco per il loto, il rosso delle bacche e delle rosacee, il viola degli iris, forse il blu o loro dello sfondo.
A partire da un cespo di acanto si dispiegano volute di edera, di alloro, di vite, si dipartono viticci e palmette, sboccia una grande varietà di fiori. Tra le piante intrecciate trovano spazio piccoli animali, quali rane, scorpioni, lumache, lucertole, farfalle, serpenti e uccelli.
Nessun monumento antico ha dedicato un così ampio spazio a un motivo vegetale, chiaramente di significato che travalica lornamentale. Il seculum aureum di Augusto si annuncia con questa ampia produzione di frutti e messi come Virgilio canta nella IV Ecloga: "Per te, o fanciullo, la terra non coltivata effonderà i primi piccoli doni….”.
Ma non solo: anche la pax deorum è resa possibile grazie al princeps, non basta dunque una legittimità politica per la persona di Augusto, bensì è necessaria una legittimazione divina che giustifichi la sua necessità cosmica. Tutta la composizione vegetale si compendia così nel tridente con fiore centrale aperto a due boccioli in corrispondenza di Augusto e Agrippa, futuri reggitori dello Stato.
Il fregio vegetale è stato in gran parte recuperato a partire dal 1859, salvo la porzione sotto alla Tellus ritrovata nel XVI secolo. Le parti perdute sono sostituite da calchi o da rimodellazioni.
Leggi la prima parte QUI