«Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò (Lc 1,38).
È solo una delle tante giovani donne: non è il personaggio di spicco e non proviene da un ambiente privilegiato. La Scrittura ci presenta Maria senza suono di fanfare. Fa solo riferimento al suo prossimo matrimonio con Giuseppe, il falegname.
È evidente che non nutre particolari ambizioni per un grande futuro. La lotta costante per la sopravvivenza in quelle aride colline intorno a Nazaret la tengono occupata a trasportare acqua, a prendersi cura del raccolto, a preparare da mangiare, a tessere e quant’altro.
Di sabato in sabato, nella sinagoga, ascolta la Parola ispirata. La lettura della legge le ricorda la redenzione di Dio per il suo popolo, mentre la lettura dei profeti la consola con la promessa di redenzione e giudizio futuri. Alcuni addirittura prospettano che questa redenzione si stia per realizzarsi con l’arrivo del Messia (l’Unto), l’inviato di Dio. «Potrò forse vedere anch’io quel giorno?» si sarà chiesta.
Niente può aver preparato Maria per l’apparizione di un angelo che le porta un incredibile messaggio da parte di Dio. La sua prima reazione all’annuncio solenne del favore di Dio è di totale perplessità . Le parole che seguono non hanno alcun senso per lei che è una ragazza ancora senza marito. Ecco la promessa dell’angelo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc 1:30-33). Chissà quali emozioni hanno sconvolto Maria: stupore, timore, gioia e una sferzata di pura speranza per un futuro in cui non ha mai osato sperare. «Ma come può essere?» riesce a mormorare (v. 34). L’angelo la rassicura.
L’incontro tra Maria e l’angelo raffigura uno dei punti più commoventi mai raggiunti nella storia dell’umanità . Ma anche la maggior parte di noi, nella routine ordinaria della propria vita, conserva la memoria di occasioni particolari durante i quali l’amore di Dio si è indubbiamente personalizzato. Momenti in cui Dio ha allontanato la nebbia, le preoccupazioni di quel giorno per irrompere nella nostra vita con un appello che non abbiamo potuto rifiutare, e con luminose promesse della sua presenza che sarebbe folle respingere. Come Maria, anche noi abbiamo risposto «Sì» con gratitudine, timore, fiducia, spesso senza avere un’idea precisa di quello che ci aspetta.
Domande di riflessione o condivisione.
Le poche notizie contenute nei vangeli su Maria di Nazaret, borgo della Galilea, ci aiutano a guardarla come una «sorella» della chiesa primitiva, umile credente, fidanzata e poi moglie di Giuseppe, il carpentiere. La sua vita è stata prima turbata poi illuminata dalla presenza del Signore. Maria della tradizione è diventata una madre generosa e attenta, una creatura umana sì, ma beatissima e santissima, una «regina del cielo» da venerare e pregare. Quale delle due merita la nostra particolare attenzione?
Tratto da “il Messaggero Avventista” «Lettura per la settimana di preghiera» settembre 2006 ed. AdV. Adattato dal pastore Francesco Zenzale
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