"Ho speso i migliori anni della mia vita a procurare ai miei simili i migliori divertimenti, per aiutarli a vivere meglio, e la ricompensa è stata la calunnia e tutta un'esistenza da braccato." (Al Capone). Lui non si sentiva affatto in colpa, anzi si considerava una specie di pubblico benefattore.
La gente non accetta critiche sul proprio modo di comportarsi, per quanto sbagliato possa essere. La critica è inutile perché pone le persone sulla difensiva e le induce immediatamente a cercare una giustificazione. È pericolosa, perché ferisce l’orgoglio della gente, la fa sentire impotente e suscita risentimento.
Il risentimento per le critiche ricevute può demoralizzare i dipendenti, i familiari, gli amici, senza contribuire in alcun modo a migliorare la situazione.
La critica è come un piccione viaggiatore: ritorna sempre da dove era partita. Convinciamoci che la persona che cerchiamo di correggere o di condannare farà di tutto per difendersi e ritorcere l’accusa, o per lo meno dirà : "Non vedo come avrei potuto agire diversamente".
Conoscete qualcuno che volete cambiare, mettere in riga, migliorare?
Bene, ma perché non cominciate da voi stessi? Da un punto di vista egoistico dà molto più profitto che migliorare gli altri e fa meno danni.
Se volete suscitare domani un risentimento che può persistere per decenni e magari fino alla morte, avanti con le critiche, anche se del tutto ingiustificate.
Trattando con la gente ricordiamoci che abbiamo a che fare con creature governate non dalla logica ma dalle passioni, piene di pregiudizi e mosse dall’orgoglio e dalla vanità .
Benjamin Franklin, intervistato, alla domanda su quale fosse il segreto del suo successo, svelò: "Non parlo male di nessuno e dico di tutti tutto il bene possibile".
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