Riforma della giustizia, magistrati in sciopero

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ROMA Lo sciopero è stato proclamato per il 6 giugno, nonostante l’invito a soprassedere del Capo dello Stato e la conferma di una volontà di dialogo del presidente del Consiglio. La decisione è stata presa all’unanimità ieri pomeriggio dal Comitato direttivo centrale dell’Anm, al termine dell’assemblea nazionale dei magistrati.

La strada dell’Anm era obbligata, dopo che ben 23 assemblee distrettuali su 26 si erano pronunciate per «un’azione fermissima» in tempi rapidi, mentre le altre 3 delegavano all’esecutivo la decisione di indire lo sciopero. Durissimi i commenti della maggioranza. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli: «Prendo atto che nonostante gli appelli del Presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio la magistratura ha scelto la via dello scontro e non del dialogo. Ha prevalso l’ala oltranzista. Da parte mia mi dichiaro ancora disponibile alla ricerca di soluzioni tecniche che soddisfino tutti, ma dico chiaramente che le riforme andranno avanti».

L’opposizione, invece, si dichiara d’accordo con lo sciopero: «E’ dal 1991 che non accadeva che i magistrati scioperassero - ha commentato il segretario dei Ds Piero Fassino - ed è stato deciso all’unanimità . Il che vuol dire che la politica del governo sulla giustizia non va bene». Sarà , dunque, sciopero «per la difesa dell’autonomia e indipendenza della magistratura secondo il dettato costituzionale», «per la difesa del ruolo e della funzione che la Costituzione assegna al Csm», «per la tutela della dignità dei magistrati italiani e per le riforme indispensabili affinchè ai cittadini sia resa una giustizia più rapida ed efficace, idonea ad assicurare l’effettiva tutela dei diritti e la eguaglianza di tutti dinanzi alla legge».

Naturalmente, l’appello di Ciampi non è caduto nel vuoto, se ne è tenuto conto e, dunque, nel momento in cui si avvia (martedì la prima riunione) il tavolo di dialogo con il ministro di Giustizia, la giunta esecutiva dell’Anm dovrà , entro il 25 maggio, riferire al Comitato direttivo centrale «se nel frattempo si siano conseguiti risultati tali da garantire l’assetto costituzionale della magistratura». Insomma, se il dialogo - la trattativa con il governo - produrrà risultati lo sciopero sarà annullato. «continua...»

di Guido Ruotolo