Osservatorio di Findomestic Banca sul consumo di beni durevoli nel Lazio

172.2K visualizzazioni

Roma - Nel 2008 il Lazio conferma la crescita del reddito pro capite (+4%, pari a 19.247 Euro). La spesa per abitante nellacquisto di beni durevoli è risultata superiore alla media nazionale. Cresce la spesa regionale per elettrodomestici bianchi e piccoli (+2,6%) tengono i mobili (+0,6%). La provincia di Roma continua a detenere il primato in termini di livelli di spesa famigliare per quasi tutti i mercati e risulta la più ricca nella classifica per reddito disponibile pro capite nella quale Latina occupa lultimo posto.


Questi sono i principali risultati della quindicesima edizione dellOsservatorio di Findomestic Banca sul consumo di beni durevoli nel Lazio presentato oggi a Roma. Nel 2008, la spesa complessiva per lacquisto di beni durevoli ammonta a 6.756 milioni di Euro (-5,9% in confronto al 2007); il dato evidenzia come, nel Lazio, la contrazione dei consumi abbia avuto un impatto nettamente inferiore rispetto al panorama nazionale (-8%). Per quanto riguarda i singoli settori di spesa, si nota che il comparto veicoli ha rappresentato la voce maggiore di spesa per le famiglie laziali: 2.155 milioni di Euro spesi per lacquisto di auto nuove, 1.776 milioni destinati allusato e infine 293 milioni per i motoveicoli. Altra voce fondamentale di spesa per le famiglie ha riguardato, nel 2008, lacquisto di mobili per la casa: il comparto in questo caso chiude lanno con una crescita positiva (anche se di misura) dello 0,6% per un totale di 1.601 milioni di Euro. A grandi linee un terzo delle spese per durevoli si è concentrato sulle auto nuove, un quarto su quelle usate e un quinto in mobili. La spesa per auto nuove e usate ha fatto registrare un calo meno marcato della media nazionale, mentre maggiore è stata la contrazione di quella per motoveicoli (-15.5% a fronte di una flessione media nazionale di -6.6%).


Per quanto riguarda lacquisto di elettrodomestici, i dati forniscono un quadro diversificato: se infatti gli elettrodomestici bianchi e piccoli hanno mostrato una buona tenuta, segnando un incremento del 2,6% per una spesa complessiva di 408 milioni di Euro, gli elettrodomestici bruni, al contrario, hanno registrato un calo sensibile del 6,1% (per una spesa complessiva pari a 417 milioni di Euro). In flessione anche il settore dei prodotti informatici, che è calato del 5,4% sul 2007 attestandosi a 106 milioni di Euro. Il reddito pro capite della regione è stato, nel 2008, pari a 19.247 Euro, facendo dunque segnare un aumento del 4% rispetto al dato 2007. Come sempre Roma si conferma la provincia più ricca, con 19.983 Euro di reddito pro capite; seguono Viterbo con 18.085 Euro e Rieti con 17.201 Euro. Rispetto al 2007 la provincia di Frosinone lascia lultima posizione con 16.987 di Euro pro capite, pari a una crescita annuale del 5,3%: è lincremento in percentuale più forte dellintera regione.


A chiudere la classifica è Latina con 16.952 Euro. Analizzando più specificamente landamento regionale del reddito pro capite, si nota che Roma ha registrato un incremento pari solo al 3,8% sul 2007 e si colloca pertanto allultima posizione insieme alla provincia di Latina (3,8%). Altri dati significativi sono quelli relativi alle province di Rieti, che rivela una crescita sostenuta su base annua (+4,9%), e di Viterbo (+3,9%). Le cifre del comparto mobili hanno inciso maggiormente sui bilanci familiari, dopo le spese per auto nuove e usate. Roma rimane la realtà più consistente, in termini di volumi di spesa, con 1.150 milioni di Euro, segue Latina con 160 milioni, Frosinone con 152, Viterbo con 91 e Rieti con 48 milioni di Euro. I 408 milioni di Euro di elettrodomestici bianchi acquistati nel Lazio sono stati così suddivisi: 317 milioni sono stati spesi a Roma, 33 a Latina, 32 a Frosinone. Restano sostanzialmente invariati i consumi per le province di Viterbo (19) e Rieti (8). Per quanto riguarda lacquisto di elettrodomestici bruni, Roma mantiene saldamente la testa della classifica dei consumi con 322 milioni di Euro, seguono distanziate le altre province: Latina con 35, Frosinone con 33, Viterbo con 18 e Rieti, invariata rispetto allanno precedente, con 8.


Il comparto informatica che nel complesso vale 106 milioni di Euro nel 2008, ha registrato una significativa contrazione: Roma scende a 90 milioni di euro, mentre tutte le altre province chiudono la classifica a grande distanza e con volumi di vendite in discesa. In conclusione, la stagnazione dellattività economica ha evidenziato nel 2008 la maggiore tenuta del PIL laziale rispetto alla contrazione intervenuta in altre realtà regionali. Il reddito delle famiglie, al netto della dinamica inflazionistica, continua a presentare una buona espansione analogamente al 2007, mentre levoluzione della spesa per consumi in termini reali ha mostrato una caduta, in linea con quella dellarea centrale e meno sostenuta della flessione nazionale. Lammontare della spesa per abitante, espressa a valori correnti, risulta in questa regione superiore alla media nazionale, risentendo dellincidenza delle spese effettuate da non residenti, in particolare nella provincia di Roma. A livello più generale anche in Lazio i maggiori timori che gli abitanti della Regione evidenziano riguardano in primis il caro prezzi, seguono i fenomeni di criminalità e delinquenza che sono paventati soprattutto dalle famiglie con figli. Seguono gli episodi di malasanità a cui sono sensibili soprattutto i giovani. Al quarto posto si ritrova la paura di dover rinunciare allattuale tenore di vita: un timore che riguarda le famiglie con figli e quanti percepiscono un reddito da lavoro dipendente. Segue le paura per le "ondate migratorie” e poi la sensibilità allemergenza rifiuti.


Il sistema Paese è vissuto più come un peso che come unopportunità per superare una crisi che si percepisce come lunga e duratura e che gli italiani pensano di poter superare basandosi soprattutto sulle proprie forze. Gli elementi che si ritiene incidano sul budget famigliare sono lascesa dei prezzi dei generi alimentari, i costi inerenti la casa, le tasse, le spese per i trasporti e la salute. Le colpe maggiori si attribuiscono ai negozianti che sono visti come lanello finale della catena e al minor numero di servizi pubblici gratuiti. Gli intervistati sono tuttavia in grado di fare una certa autocritica sulle abitudini che impediscono loro di risparmiare come lattaccamento alla qualità dei prodotti, luso troppo disinvolto del telefonino, leccessiva frequenza nel cambio dei beni tecnologici e il consumo elevato dellelettricità per far funzionare molti elettrodomestici. I rimedi messi in campo per fronteggiare la crisi vertono nel 64% dei casi sul taglio delle spese di tutti i giorni, cui segue nel 50% dei casi la riduzione delle spese per vacanze e tempo libero. Il 34% afferma che cercherà lavori addizionali e il 21% si affida alla rateizzazione dei picchi di spesa. Il totale delle percentuali supera cento perché molti intervistati pensano di adottare contemporaneamente più misure. In questarea cè la maggior concentrazione di persone che naviga a vista e decide giorno per giorno il da farsi: sono soprattutto coppie mature con istruzione medio bassa, pochi figli rimasti a casa. Il 48% degli abitanti degli italiani ritiene invece che occorra fin da ora attuare delle misure correttive del proprio budget. Questi si ritrovano soprattutto al Nord, nelle aree industrializzate e nelle grandi città. Circa un terzo degli italiani mostra invece resistenza a cambiare il proprio tenore di vita e il livello di reddito: si tratta di un pubblico femminile, oppure di persone con redditi autonomi, senza figli, che abitano in centri di piccole dimensioni, soprattutto nel Nord Est.. Cè poi un 7% dintervistati, soprattutto giovani, che ritiene di essere in grado di poter aumentare le proprie entrate. Si tratta dindividui allinizio della carriera professionale e disposti a trasferirsi.