Il Partito della Alternativa Monarchica, in merito a quanto affermato dal TG1 di RAI Uno il 04/09/2008 sulle leggi razziali firmate da S.M. Vittorio Emanuele III, in un servizio giornalistico teso a continuare la demonizzazione del Re, comunica che:
1) dette leggi razziali non potevano che essere firmate dal Capo dello Stato perché suo dovere (Statuto Albertino) di Capo di Stato costituzionale. Inoltre egli non aveva alternativa: se non l’avesse fatto il fascismo avrebbe molto probabilmente rovesciato la Monarchia e il paese sarebbe caduto completamente nelle mani del fascismo.
2) Vittorio Emanuele III firmò con riluttanza e inoltre fece di tutto per ostacolarle, rimandandole indietro, con Mussolini, diverse volte (pare sei volte), richiedendo modifiche ed eccezioni atte, nei limiti del possibile, a renderle più docili.
3) Le leggi razziali non erano comunque tese allo sterminio degli ebrei, circostanza che si verificò solo ed esclusivamente nelle regioni sotto la Repubblica Sociale Italiana, stato satellite del Terzo Reich o dopo la deportazione verso altri territori.
4) Nessuno, nel 2008, ha incolpato l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per quanto stabilito nei mesi scorsi circa le impronte digitali degli zingari rom. Il fatto che il provvedimento, a seguito delle proteste internazionali e nazionali, sia poi stato esteso a tutti i cittadini residenti sul territorio, non cambia nulla perché l’intenzione, che si traduce in discriminazione razziale, non muta. Inoltre ciò infrange una norma europea, perché la Romania è nell’Unione Europea dal gennaio 2007 e questo ingresso ha fatto dei romeni dei cittadini europei, quindi anche i rom sono diventati cittadini europei, visto che in Romania erano e sono cittadini romeni. Di ciò, pur ritenendolo discriminatorio, il P.d.A.M. non accusa Giorgio Napoletano, presidente in carica.
È bene comunque porre in evidenza che il P.d.A.M. non si intende in alcun modo sostenere le leggi razziali e neppure il delinquere ma chiarire che la colpa delle leggi razziali deve essere imputata a chi le ideò, non di chi non aveva alternativa alla firma.
Matteo Cornelius Sullivan
Reggente del Partito della Alternativa Monarchica
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