Il Santoro paladino dei DICO

168.0K visualizzazioni

DICO: Gianluigi Mucciaccio su Ladysilvia; diamo Voce agli autenti
Giovedì scorso mi sono accidentalmente imbattuto, è proprio il caso di dirlo, nella trasmissione di Rai 2 “Anno zero” " voto che meriterebbe il format del “rivoluzionario” Michele Santoro " assistendo fino a quando il mio grado di sopportazione è riuscito a “tenermi” a una teatrino costruito ad arte, dove c’era un parterre imbottito di omo e lesbo pronti a sbranare il malcapitato ministro della giustizia Mastella sulla calda questione dei DICO. Il tutto è iniziato con un campionario di immagini trasmesse nella cd prima fascia, dove si vedevano orge di uomini travestiti e avvinghiati l’un con l’altro, gonnelle e nudi osceni, trans con tacchi a spillo che davano sfogo, complice la telecamera, agli istinti più brutali sbandierando con grande disinvoltura la loro identità . L’impressione che ne ho tratto è che la potentissima lobby degli invertiti, foraggiata dall’Alta Finanza mondialista, ha iniziato con tracotanza una battaglia volta a scardinare la nostra famiglia tradizionale, come in un recente passato è avvenuto in Spagna, Belgio ed Inghilterra. Ovviamente la crociata gay avrà dalla sua parte i media con una lunga schiera di politici, intellettuali, conduttori, registi ed attori che presteranno la loro opera nella divulgazione di questo “nuovo modello familiare”. Non a caso nell’etere già circolano, a iosa, film e telenovele nostrane e di oltreconfine in orari accessibili ai teenagers che indottrinano le nuove generazioni. Questo processo degenerativo va combattuto con intransigente fermezza e la Chiesa, insieme a tutti coloro che ancora si rivedono in essa, da buoni cristiani, devono fare la loro parte, e come ha giustamente sostenuto Papa Benedetto XVI, gli stessi mezzi di comunicazione hanno “la responsabilità di educare i bambini alla via del bene e della verità , promuovendo il vero valore del matrimonio e della vita familiare e gli sviluppi positivi dell’umanità ”, richiamando la salvaguardia di quel sacrosanto Bene Comune di Tommasea memoria, messo a rischio dalla perversa visione mondialista della famiglia. Sul punto occorre essere chiari fino in fondo senza alcun tentennamento: se, come purtroppo stiamo assistendo, esiste un tipo di società che si regge su parametri, ovvero su scelte di vita, differenti ciò non vuol dire che esista un diritto all’omosessualità , rivendicandone una tutela pubblica. Il matrimonio tradizionale senza essere troppo retorici va strenuamente difeso non solo nella sfera meramente giuridica, bensì anche sotto il profilo del diritto naturale. Le scelte private devono rimanere tali, senza la necessità , ovvero l’obbligo, di statuirle nel nostro ordinamento. Senza contare, ed è questo un tema che va assolutamente sottolineato, che i diritti rivendicati da questa categoria hanno non solo un prezzo dal punto di vista morale, ma altresì sul versante strettamente economico. In tal senso l’obiettivo di arrivare al "matrimonio" omosessuale che i movimenti gay in questi giorni cercano d’introdurre nella nostra legislazione statale, oltre ad avere una chiara funzione strumentale destinata a equiparare, pericolosamente, la coppia gay alla famiglia, apre il campo ad una attribuzione di benefici sociali e fiscali di cui godono le coppie sposate. Questa, a parer mio, è una evidente contraddizione. Pensiamo al fatto che un convivente desideri che il proprio coniuge diventi comproprietario della sua casa: cosa c’entrerebbe lo Stato in questo caso e quindi il sostegno da parte dei cittadini? È più corretto allora dire che tale fattispecie deve riguardare le regole previste nella contrattualità civile e non un onere per tutta la collettività . Oppure si pensi al caso del vedovo o della vedova che hanno diritto alla pensione del defunto: perché stando al caso di specie chi vuole i matrimoni gay, vuol pretendere lo stesso diritto e nello stesso tempo i cittadini dovrebbero farsene carico? Io credo che un governo che si rispetti e miri a garantire vantaggi reali all’intera comunità , deve destinare le proprie risorse verso chi ha più bisogno: giovani, anziani, malati che vivono sempre più ai margini della sopravvivenza. Queste considerazioni, per concludere, pur essendo “scontate” vanno comunque ricordate ad una società sempre più sensibile al becero relativismo e che nel contempo è abituata a pensare, secondo criteri consumistici, che i diritti siano come i beni comprati al supermercato ovverosia acquisibili a poco prezzo o addirittura gratuitamente. LA REDAZIONE Ladysilvia.it National Network