Lehman e Alitalia: sopravvivere al licenziamento

Come prepararsi e come affrontare la perdita del posto di lavoro, un’evenienza che rischia di farsi più comune in una situazione di maggiore incertezza

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Milano: Bocconi - Con la bancarotta di Lehman Brothers sono arrivate da Oltreoceano le immagini degli impiegati costretti a raccogliere le proprie cose negli scatoloni di cartone e a tornarsene a casa da un momento all’altro. Anche nella migliore delle ipotesi, alcune migliaia di dipendenti Alitalia, nelle prossime settimane, scopriranno di avere perso il posto di lavoro. E la crisi innescata dal crollo del mercato dei mutui subprime americani sembra destinata a fare altre vittime in tutto il mondo. E se capitasse a noi?

“Sono situazioni destabilizzanti anche quando sono attese”, spiega Gabriella Bagnato, che insegna Comportamento e gestione delle risorse umane alla Bocconi, “perché tolgono certezze e compromettono la percezione di controllo e il senso di efficacia personale”. “Non nascondiamoci che di licenziamento ci si può anche ammalare”, chiosa la collega Beatrice Bauer, che insegna Organizzazione e personale alla Bocconi e alla Sda.

Chi finisce implicato in episodi di licenziamento collettivo deve evitare, per quanto possibile, di personalizzare la vicenda. In questi casi ci si deve convincere che la colpa non è del singolo. “Si è finiti invischiati in un gioco più grande ed è inutile colpevolizzarsi. Anche nel periodo che precede l’ufficializzazione dei licenziamenti, quando il clima aziendale comincia a farsi pesante, non ci si deve chiudere in se stessi, rischiando di perdere contatto con relazioni che, invece, si potranno rivelare utili”, sostiene Bagnato, “e quando il colpo arriva è giusto trovare modalità di sfogo della rabbia che non facciano male a se stessi e agli altri, per poi concentrarsi sulla ricerca di un nuovo lavoro”.

Rimuginare, accanirsi ossessivamente a ripensare l’accaduto e piangersi addosso è un errore da fuggire, evitando addirittura di frequentare chi è nella stessa situazione e la vive troppo drammaticamente. “Si devono invece condividere”, afferma Bauer, “lo sforzo della ricerca e le attività messe in atto per raggiungere lo scopo. È sbagliato prendersi un periodo di pausa, è meglio reagire subito, porsi un obiettivo, costruirsi un’agenda, rimanere in movimento, frequentando eventualmente anche corsi per ottenere nuove competenze, altrimenti subentra un fatale senso di impotenza”.

In futuro, però, soprattutto se l’incertezza dovesse aumentare, si dovrà fare in modo di arrivare preparati all’eventualità della perdita del posto di lavoro, come già accade in culture un po’ meno tradizionali di quella italiana. “Ci si deve preparare fin da giovani”, dice ancora Beatrice Bauer, “abituandosi a rimanere sempre a stretto contatto con il proprio mercato del lavoro, leggendo gli annunci e partecipando ai colloqui anche quando non ve ne sia una stretta necessità , per valutare realisticamente il proprio valore di mercato e capire quali siano le lacune da colmare, facendo al contempo attenzione a sviluppare un network personale che possa venire in nostro soccorso quando ce ne sarà bisogno”.

Anche il mercato del lavoro, che oggi in Italia è comunque più rigido che altrove e che crea gravi difficoltà per gli over 40, è destinato ad adeguarsi alla nuova situazione.

“La mentalità tradizionale”, conclude Bauer, “voleva che a buoni voti all’università corrispondesse l’assunzione in una buona posizione e che all’impegno sul lavoro corrispondessero riconoscimenti e carriera. Oggi, però, il mondo è più incerto, i capi che dovrebbero premiarci cambiano e tocca a noi far valere ciò che sappiamo fare bene. Nel mercato del lavoro dobbiamo vivere noi stessi come un prodotto, farci conoscere, divulgare i nostri punti di forza”.