Parma - Due studi che completano lo sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione (denominato PfTrx-L2-8x-OVX313), a cui hanno partecipato ricercatori dell’Università di Parma, sono stati pubblicati alla fine di dicembre su Scientific Reports e Journal of Virology. Il fine ultimo di questi studi è quello di potenziare e incrementare la vaccinazione contro HPV, rendendola accessibile anche ai paesi in via di sviluppo, dove si registra oltre l’80% dei tumori da HPV (tumori della cervice, ma anche orofaringei). Rispetto ai vaccini attualmente in uso, le caratteristiche distintive del vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 sono un’elevata stabilità termica, uno spettro d’azione assai più ampio nei confronti degli oltre 100 tipi di HPV responsabili di diverse patologie umane e un costo di produzione estremamente ridotto.
Questo ulteriore sviluppo è consistito nella creazione e nella validazione funzionale di una variante potenziata, a singola molecola, di un vaccino ricombinante in grado di neutralizzare tutti gli HPV oncogenici (un totale di circa 14 diversi sierotipi) e almeno 12 tipi virali che causano patologie cutanee benigne, ma clinicamente rilevanti, soprattutto in pazienti immunosoppressi.
Tra gli autori di entrambi gli studi vi sono ricercatori del gruppo dell’Università di Parma guidato da Simone Ottonello (Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale; Biopharmanet-Tec), che per primo ha sviluppato la tecnologia TDMI (Thioredoxin Displayed Multipeptide Immunogens) alla base del vaccino. Il lavoro è frutto di una collaborazione con il laboratorio di Tumorvirus-specific Vaccination Stategies del German Cancer Research Center (DKFZ, Heidelberg) e con l’International Agency for Research on Cancer (IARC, World Health Organization, Lione).
Il gruppo di ricerca di Parma, grazie ad un finanziamento dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si è occupato della progettazione e della riformulazione del vaccino sotto forma di nanoparticelle termostabili, contenenti frammenti peptidici di una particolare proteina di rivestimento del virus derivati da 8 diversi tipi virali fusi in una singola molecola. L’attività del gruppo di Heidelberg si è invece concentrata sulla caratterizzazione funzionale dell’attività protettiva del vaccino, dimostrandone l’efficacia nei confronti di 26 tipi virali diversi, in due diversi modelli animali. Il vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 è stato oggetto di due domande di brevetto congiunte, depositate nel 2017.
Sulla base dei risultati ottenuti, e grazie a due importanti finanziamenti ricevuti dal programma VIP (Validation of the Innovation Potential of scientific research) del Ministero dell’Istruzione e Ricerca tedesco e dall’Helmholtz Validation Fund, è iniziata la produzione del vaccino in una forma adatta per la somministrazione in uomo, in vista di uno studio clinico di fase I. Quest’ultimo è già stato progettato e verrà condotto presso il #Moffitt-Cancer Center in Florida, uno dei centri di riferimento mondiali per la validazione clinica dei vaccini #anti-HPV.
Un’altra interessante prospettiva di sviluppo, già avviata in collaborazione con il gruppo di Tecnologie Farmaceutiche dell’Ateneo guidato da Ruggero Bettini (Biopharmanet-Tec; Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco) nell’ambito del progetto regionale #POR-FESR, riguarda lo sfruttamento della stabilità termica di PfTrx-L2-8x-OVX313 per la preparazione di una polvere vaccinale respirabile. La somministrazione per via polmonare, ovvero senza l’uso di siringhe e di personale (para)medico specializzato come per i vaccini attualmente in uso, permetterebbe infatti di ovviare ad un’altra grossa limitazione che ostacola la diffusione su larga scala, soprattutto nei paesi in via di sviluppo (ma non solo), della vaccinazione anti-HPV.
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