CNR Su Ladysilvia; Dagli abissi marini alla Luna. L’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) prosegue le ricerche biomediche proficuamente avviate sull’immersione in apnea profonda e con l’autorespiratore, estendendole ad un altro settore di frontiera: la fisiologia clinica spaziale. L’occasione è offerta dal progetto “Moon Base: a challenge for humanity”, nato su iniziativa dell’associazione Solidarietà e Sviluppo, che coinvolge l’industria aerospaziale italiana e che si propone, nel prossimo futuro, di realizzare una base stabilmente abitata sulla Luna come punto di partenza delle attività di esplorazione spaziale.
I ricercatori dell’Ifc e i colleghi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e del Dipartimento di Fisiologia Umana dell’Università pisana, già protagonisti in Europa del primo Master in medicina subacquea e iperbarica, sono stati coinvolti in un’analisi mirata a creare una rete internazionale con l’obiettivo di mettere a punto tecniche di telemedicina per monitorare gli astronauti che dovranno rimanere a lungo nello spazio e, contestualmente, avviare lo sviluppo di una vera e propria “fisiologia clinica” di settore.
“L’avanzare delle indagini biomediche, specialmente in medicina subacquea ed iperbarica, costituisce un riferimento per la ricerca in medicina aerospaziale”, osserva Remo Bedini dell’Ifc. “Il Consorzio ha preso in considerazione strutture di chiara fama nel settore della medicina subacquea, disciplina che più si avvicina alle problematiche dell’ambiente spaziale. Nel novembre scorso, a Mosca, sono state gettate le basi di un rapporto organico di collaborazione fra l’Ifc-Cnr e l’Ibmp di Mosca (Institute of Biomedical Problems), uno dei più noti per la ricerca biomedica in ambiente subacqueo, che dai voli di Gagarin ad oggi segue tutti gli aspetti biomedici durante il volo spaziale”.
Più in generale, la collaborazione tra l’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Pisa ha permesso di avviare ricerche e attività formative avanzate nel campo della fisiologia umana degli ambienti estremi: attività che hanno posto le basi per una linea di ricerca integrata della risposta fisio-patologica dell’asse cuore-cervello in condizioni ambientali al limite della sopravvivenza.
I lavori, avviati negli anni ’90 dall’Ifc-Cnr sui piloti, dimostrarono per la prima volta che la Formula Uno è a tutti gli effetti un’attività di “endurance”, al pari della maratona.
“Studi ulteriori sulla risposta dell’asse cuore-cervello " aggiungono Alessandro Pingitore (Ifc) e Angelo Gemignani (Unipi) " potranno spiegare, ad esempio, la possibilità di reazione di un organismo a estreme condizioni di stress, quali l’attivazione di specifiche reazioni a livello del cuore e di altri organi sistemici, in mancanza di periodi di riposo: reazioni che garantiscono l’equilibrio funzionale dell’organismo e quindi la sua sopravvivenza in ambienti estremi.
Si tratta quindi di affrontare la risposta dei fattori ambientali come un unicum di sollecitazioni e di reazioni sistemiche. Una visione moderna e integrata della fisiologia umana che può essere una base di riferimento anche per indagini sulle patologie più comuni nelle quali per definizione la risposta fisiologica a stimolazioni ambientali è ridotta”.
LA REDAZIONE Ladysilvia it National Network
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