Dopo una settimana di turbolenza in Parlamento, l’Australia ha un nuovo primo ministro, Scott Morrison che succede a Malcolm Turnbull, un primo ministro liberale che sembrava quasi che "lavorasse" per i laburisti; difatti Turnbull, oltre ad essere repubblicano in un Paese dove i liberali hanno sempre sostenuto la Monarchia, ha anche promosso un referendum consultivo per il matrimonio tra persone dello stesso sesso, senza neanche accennare la questione adozione dei minori da parte di quelle coppie, cosa che è poi diventata legale come semplice conseguenza della vittoria del referendum. Morrison, nato a Sydney nel 1968, liberale, è il trentesimo primo ministro australiano e porta con se una ottima esperienza nei precedenti governi come ministro per l’immigrazione e protezione dei confini (2013-2014), ministro per i servizi sociali (2014-2015) e ministro delle finanze (2015-2018), incarichi che ha ricoperto in modo brillante, cosa che fa sperare bene per il futuro della nazione australiana. La rivoluzione interna alla coalizione era stata guidata da Peter Dutton che rappresenta l'ala conservatrice del partito liberale australiano ma, sebbene di poco, non ha raggiunto la quota di maggioranza. Nonostante la mancata vittoria di Dutton, adesso si pensa che con Morrison perlomeno l’Australia avrà un governo di destra con un leader di destra, cosa che dovrebbe garantire una maggiore stabilità per il Paese e per gli elettori che nelle ultime elezioni avevano già dato forti segni di disapprovazione, scegliendo sempre più spesso i partiti minori.
Matteo Cornelius Sullivan
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