SUDAN: MISNA su Ladysilvia; [Nel settembre 2004, l’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan - che in questi giorni sta per varare un nuovo ente umanitario oprivato internazionale - concesse all’emittente inglese Bbc un intervista che fece molto rumore. La MISNA vi dedicò un articolo in tre parti; nella prima Annan definiva esplicitamente "illegale" la guerra in Iraq; nella terza rispondeva soprattutto sulla questione mediorientale; ecco qui di seguito la parte di quell’intervista in cui si affrontava il dramma del Darfur.]
16 settembre 2004 - Veniamo agli altri argomenti toccati dal Segretario Generale dell’Onu nella stessa intervista, per lo meno quelli finora noti attraverso gli ’estratti’ pubblicati: Darfur e Medio Oriente. Per questi, ovviamente , i grandi mezzi d’informazione, non essendo le reazioni di Annan facilmente ’spettacolarizzabili’, in pratica non scrivono o comunque mettono in secondo piano.
DOMANDA: Il segretario di stato americano Colin Powell ha detto che quel che succede in Sudan è genocidio; lei è d’accordo con lui?
RISPOSTA: “... ho parlato delle atroci, sistematiche e gravi...enormi violazioni dei diritti umani e delle violazioni del diritto umanitario internazionale... Credo che il Consiglio [di Sicurezza] sia pronto...stia discutendo il tema dell’allestimento di una commissione. -DOMANDA: Quanto tempo occorrerà perché lei sia in condizioni di designarla? - RISPOSTA: Non posso darle alcun termine. Saremo preparati a muoverci al più presto possibile. Ma ho anche chiarito al Consiglio che non dobbiamo attendere quei risultati per agire. La situazione è tanto seria da spingerci all’azione, a mantenere pressioni sul governo per fare tutto quello che possiamo per assistere la popolazione sudanese mentre loro appoggeranno la forza africana allargata che andrà in Sudan”.
QUI Annan sembra rientrare più nei canoni della diplomazia. Non smentisce Powell direttamente, nonostante la provocazione del giornalista. Parla restando in una certa misura nel vago. Ma è evidente che, ben conoscendo il valore e le implicazioni di diritto internazionale del termine genocidio, non concorda affatto con Powell e con tutta quella parte del mondo che cerca di far passare quel che accade in Darfur per qualcosa di diverso da quello che è; e cioè una grave crisi umanitaria, forse la più grave oggi in atto in Africa, provocata dal perdurare di un conflitto tra il governo di Khartoum ( che si ritrova sul terreno degni suoi alleati) e due gruppi ribelli che, guarda caso, sono emersi e hanno acquistato prominenza internazionale (ed enormi appoggi di varia fonte, non solo politici) proprio quando il processo di pace con il Sud Darfur, dopo anni di instabilità , sembrava avviato a una conclusione positiva, peraltro ancor oggi non completamente ratificata. Per quel che riguarda l’uso del termine ’genocidio’, è evidente che Annan tiene conto di quel che molti cercano di ignorare: il tremendo crimine, che ha acquisito rilevanza giuridica soprattutto dopo la ’shoa’ nella seconda guerra mondiale - e di recente dopo la tragedia ruandese del 1994 - trova una sua definizione e base di diritto, forse discutibili e aggiornabili ma non accantonabili, in una delle prime Convenzioni dell’Onu (1948) ratificata da oltre 130 Paesi. Fuori da questo contesto, l’uso del termine può avere solo valenze politiche di pressione o di propaganda ma non può dar adito a provvedimenti di diritto internazionale. Anche qui, dunque, ci si trova - sebbene Annan non vi abbia fatto neppure indiretto riferimento - dinanzi a una questione di legalità internazionale; anche se è vero che, dopo la guerra in Iraq, il diritto internazionale ha subito ferite difficilmente curabili.[MB]
La Redazione
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