PALESTINA: Un appello alla calma e alla cessazione dei combattimenti in corso da giorni tra sostenitori armati di Fatah e Hamas è stato lanciato ieri pomeriggio sia dal presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas (Fatah) che dal primo ministro Ismail Haniyeh (Hamas).
Quest’ultimo, in un lungo discorso televisivo, durato una quarantina di minuti, ha invitato i palestinesi a “restare uniti di fronte all’occupazione e all’aggressione” e a non cadere “nonostante le ferite dei giorni scorsi” agli “scontri interni”. Haniyeh ha poi criticato duramente il presidente palestinese Abbas, accusato di aver contribuito all’isolamento, anche internazionale, del governo di Hamas per ragioni politiche.
"Ci troviamo davanti a un isolamento economico e finanziario e anche a tentativi di isolarci politicamente. Abbiamo preso in mano un governo senza soldi e senza un controllo sui media" ha detto Haniyeh, sottolineando come una parte delle prerogative del governo siano state trasferite, dopo l’insediamento del nuovo esecutivo, al presidente Abbas che, dal canto suo, si è limitato a ratificare solo una ventina del centinaio di decisioni prese dal consiglio dei ministri.
Haniyeh ha poi definito “illegale” la decisione del presidente palestinese di convocare elezioni politiche anticipate, ritenuta da molti osservatori la scintilla che ha definitivamente acceso le violenze di questi giorni tra miliziani dei due principali schieramenti politici palestinesi. "ɰ una decisione anticostituzionale e rischia di riportarci dieci anni indietro. Respingiamo questo appello, non lo accettiamo, e insistiamo sulla necessità di rispettare le scelte del popolo palestinese" ha aggiunto Haniyeh, a capo del governo uscito dalla schiacciante vittoria ottenuta da Hamas alle elezioni del gennaio 2006. Dopo aver difeso la legittimità del suo governo ("siamo stati eletti democraticamente, non ci siamo mica imposti con i carri armati, o con un colpo di stato") , Haniyeh si è scagliato contro gli Stato Uniti giudicati i responsabili dell’ostracismo interno e internazionale contro Hamas.
“C’è una volontà non dichiarata di far cadere il nostro governo (”¦) e questo lo si deve a una decisione ispirata dagli Stati Uniti" ha detto ancora il premier palestinese. Haniyeh ha poi detto che Hamas - che si rifiuta di riconoscere il diritto all’ esistenza dello stato ebraico - è disposto a concludere con Israele una tregua di 10-20 anni, rinnovabile di volta in volta, se Tel Aviv si ritirerà da tutti i territori occupati nel 1967 (dopo la ’guerra dei sei giorni’) e permetterà la costituzione di uno stato palestinese in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Intanto la situazione a Gaza continua a essere molto tesa con gruppi di uomini armati legati ad Hamas e a Fatah dispiegati lungo le strade principali. Secondo gli ultimi bilanci in circolazione, in parte ancora da confermare, nelle violenze di oggi sarebbero morte almeno 6 persone, mentre ne sarebbero rimaste ferite oltre una ventina. [MZ]
Fonti: MISNA
Lady Silvia National Network online
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