Da ground zero l’anno che è passato si percepisce soprattutto come l’allargarsi di un fossato emotivo, per le migliaia di vite cancellate e per le moltissime altre segnate indelebilmente. New York di continuo riordina mentalmente ciò che è accaduto ma torna a vivere, riscivola lentamente nella sua caotica normalità .
Ci sono però luoghi che restano segnati, stazioni di quel calvario dove la normalità di oggi sembra una patina appena posata. Anche quando nulla ricorda più cos'era New York un anno fa: piste di pattinaggio trasformate in obitori, scuole, università e caserme adibite a centri di raccolta, cinema utilizzati come ricoveri speciali, unità mediche mobili e centri di soccorso improvvisati in banche e fast- food, uffici evacuati, negozi chiusi, metropolitane e ponti bloccati, sirene, ambulanze e militari ovunque. Scendendo giù per la città , mutilata delle Torri Gemelle, tutto sembra tornato come prima: i calessi al Central Park, gli impeccabili portieri gallonati dell’Upper East Side, lo shopping sulla Quinta Strada e sulla Madison Avenue, le luci di Broadway, la confusione di Chinatown, la vita nei quartieri degli acronimi: Soho, Tribeca, Nolita.
A Wall Street, cuore finanziario della città , sono tornati gli scambi e sono andati via carri armati e veicoli militari. Le macchine sfrecciano sul ponte di Brooklyn, invaso l’11 settembre da un'umanità in fuga, imbiancata dalla cenere e terrorizzata. È sparito il silenzio surreale di quella mattina nelle strade di Dawntown e in città è tornato il rumore, rassicurante sottofondo. Ma non è solo dall’enorme cicatrice di Ground Zero che torna la memoria dell’11 settembre.
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