Un anno dopo, il mistero bin Laden

l’intelligence è divisa. E da nove mesi Osama tace

WASHINGTON -- Sette giorni dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, George W. Bush lo aveva detto chiaro: vogliamo Osama bin Laden, "e come si diceva nel West, vivo o morto". Di lì a poco sarebbe cominciata l’operazione Enduring Freedom e la caccia al capo di al Qaeda in Afghanistan. Da allora è passato un anno, e del miliardario saudita diventato l’uomo più ricercato del mondo non si sa più nulla. Bin Laden è comparso in alcuni video, ma da nove mesi tace.

È morto? Forse sì. Ma a sostenere che potrebbe benissimo essere vivo e nascosto sono in tanti. A cominciare dal suo "portavoce", Sulaiman Abu Ghaith, che questa estate aveva diffuso un messaggio: Osama e gli altri capi di al Qaeda sono vivi, e progettano altri attacchi.

"Visto che hanno detto questa cosa, se bin Laden non emerge intorno all’11 settembre allora significa che qualcosa non funziona", è l’opinione di Peter Bergen, esperto di terrorismo di CNN, che ha intervistato bin Laden quando non era ancora il nemico numero uno.

"Penso che sia vivo e penso che lo creda la maggior parte degli analisti", aggiunge Bergen.

In realtà c’è anche chi pensa che sia morto nei bombardamenti americani sull’Afghanistan. Il capo dell’antiterrorismo dell’Fbi, Dale Watson, è tra questi. Lo indica, dice, il fatto che le sue guardie del corpo sono in carcere nella base Usa di Guantanamo: non si sarebbero mai fatti prendere lontano dal loro capo se quest'ultimo non fosse morto.

Potrebbe anche essere ferito e nascosto, anche per il timore di essere individuato se facesse circolare un altro video o se usasse dei mezzi di comunicazione.

l’ipotesi che sia ferito è avallata da uno dei video, nel quale il mancino bin Laden muove solo la destra, mentre il braccio sinistro è seminascosto e immobile.

Oppure potrebbe trovarsi nelle zone tribali del Pakistan occidentale, dove l’esercito regolare non ha accesso e dove bin Laden ha amici e nascondigli trovati durante la guerra contro l’Unione Sovietica. "Per lui è come una seconda casa", spiega Bergen.

Posti nei quali neppure la taglia da 25 milioni di dollari messa da Washington sulla testa di bin Laden ha effetto. "Il denaro non interessa a chi gli sta intorno - afferma Bergen - della taglia si parla ampiamente sia in Afghanistan che in Pakistan, ma nessuno se ne cura".

Del resto, un altro dei timori è che anche con il capo catturato o ucciso, al Qaeda possa trovare una guida: ci sono "sei, otto, dieci, dodici persone" che possono - la stima è del segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld - prendere il posto del fondatore.

La questione, per Bush che ha investito gran parte del suo capitale politico sulla guerra al terrorismo, è fondamentale. Ma il presidente, almeno in pubblico, fa mostra di non curarsi troppo di bin Laden. Quest'estate, ha riassunto così il problema: "Sì, potrebbe anche essere vivo. Se lo è, lo prenderemo. E se non lo è, vuol dire che l’abbiamo già preso".