MILANO - Il bollettino della pena di Morte nel 2004 sembra non avere fine... Amnesty International - Sezione Italiana ha pubblicato la lista completa dei Condannati.. alla Morte certa.
Noi la proponiamo qui "anche se in parte..",
per tutti i riferimenti affidateVi al loro sito "link presente a fine notizia"..
Oggi richiamiamo la Vs attenzione, per un caso a dir poco disumano.. la LAPIDAZIONE.
Eccovi la richiesta di adesione alla petizione per far cessare questo crimine;
Il Tribunale supremo della Nigeria ha ratificato la condanna a morte per lapidazione di AMINA; ha solamente posticipato l’esecuzione di due mesi per permetterle di allattare il suo bambino.
Trascorso questo termine la sotterreranno fino al collo e l’ammazzeranno a sassate, a meno che una valanga di dissensi non riesca a dissuadere le Autorità Nigeriane.
Amnesty International chiede il tuo appoggio tramite la tua firma nelle sue pagine web.
Mediante una campagna di firme come questa si salvò in passato un'altra donna, Safiya, nella stessa situazione. Sembra che per AMINA abbiano ricevuto pochissime firme.
Contatta subito:
http://www.es.amnesty.org/nigeria/index2.php
Non pensare che non serva a niente: a SAFIYA- salvò la vita.
Fate circolare questo messaggio fra le persone che sai sensibili a questa orribile minaccia di morte.
Amnistía Internacional - España
LA PENA DI MORTE LISTA DEL 2004
BOLLETTINO PENA DI MORTE
Marzo 2004
Coordinamento pena di morte
Amnesty International - Sezione Italiana
LA PENA DI MORTE NEL MONDO
Migliaia di uomini e donne sono detenuti nei bracci della morte di tutto il mondo, in attesa dell’esecuzione. I soci di Amnesty International continuano a scrivere alle autorità esprimendole proprie preoccupazioni per i condannati a morte.
AFGHANISTAN
In Afghanistan, la nuova costituzione, adottata il 26 gennaio scorso, consente l’imposizione della pena capitale nei tribunali del paese. Tuttavia, i tribunali non hanno ancora dimostrato la capacità di assicurare i minimi standard per il giusto processo.
BHUTAN
Secondo una notizia uscita su un giornale bhutanese, il 20 marzo scorso, il Re Jigme Singye Wangchuk ha emesso un decreto reale che abolisce totalmente la pena di morte nel regno.
La pena capitale era presente nella legge bhutanese sin dalla promulgazione della Costituzione del 1953 ed era prevista per omicidio premeditato e tradimento, ma l’ultima volta che è stata applicata risale al 1964.
Il Re aveva il potere di revocare le sentenze capitali. Essendo un paese buddhista, la pena di morte era considerata da molti una contraddizione con i principi basilari della religione, ma il sistema giudiziario è stato spesso sotto accusa, anche in Parlamento, per non averla applicata nei casi più gravi di criminalità .
BIELORUSSIA
Da una fonte televisiva bielorussa, l’11 marzo Amnesty International ha avuto notizia che la Corte Costituzionale Bielorussa ha raccomandato al governo di introdurre una moratoria sulla pena di morte e di abolire la pena capitale.
BURUNDI
Quattro uomini, tutti di nazionalità ruandese, sarebbero a rischio di esecuzione a Bujumbura. Il 23 febbraio scorso sono stati accusati di furto in una banca, avvenuto il 29 gennaio 2004, durante il quale una persona è stata uccisa ed una grande quantità di denaro rubata. Arrestati il 31 gennaio 2004, gli uomini sono stati inizialmente detenuti in stato di incommunicado presso la Brigata Speciale di Ricerca (BSR), un’unità speciale di investigazione della gendarmeria, dove sono stati barbaramente picchiati. Subito dopo il loro arresto, un comandante della gendarmeria di Bujumbura ha affermato che quanto accaduto ai quattro deve essere da esempio per scoraggiare simili atti.
Il 26 febbraio scorso, il Presidente del Burundi ha dichiarato ai giornalisti che bisogna dare l’esempio e che i quattro uomini non saranno gli unici ad essere soggetti a questo tipo di punizione, aumentando quindi le paure che il verdetto e qualsiasi successivo appello abbiano già una conclusione scontata, e che potrebbero verificarsi ulteriori esecuzioni.
Sono più di 450 le persone al momento condannate a morte nel Paese.
FILIPPINE
A marzo la Corte Suprema ha sospeso l’esecuzione di Roberto Lara e Roderick Licayan, rinviando il caso alla Corte di primo grado e disponendo che questa esamini “prove recentemente emerse che potrebbero scagionare entrambi gli imputati”.
Sia le leggi Filippine che gli standard internazionali come la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia definiscono l’età di 18 anni al momento del reato come limite al di sotto del quale è proibito condannare a morte e giustiziare. Nonostante questo almeno sette minorenni al momento del reato sono stati condannati a morte nelle Filippine: Ramon Nicodemus, Saturani Panggayong, Roger Pagsibigan, Larina Perpinan, Elmer Butal, Christopher Padua, e Ronald Bragas avevano meno di 18 anni al momento del reato per cui sono stati condannati a morte.-
Il problema maggiore nel Paese è l’accertamento della data di nascita dell’imputato, molto spesso manca proprio un certificato di nascita e quindi risulta molto difficile conoscere la reale età dell’imputato.
Amnesty International chiede al governo filippino di commutare le condanne a morte nei confronti di minorenni e di rispettare i vincoli, sia nazionali che internazionali, che ne impediscono la condanna a morte.
GIAPPONE
Il gruppo 005 di Napoli, che si occupa dal 1994 del caso di Ishida Tomizo un prigioniero detenuto dal 1973 nel braccio della morte perché accusato di duplice omicidio, ha organizzato, in occasione del compleanno dell’uomo il 13 dicembre 2003, un invio di circa mille cartoline ai tre principali quotidiani giapponesi. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato vari Gruppi e Circoscrizioni d’Italia (gruppi di Milano, Torino, Bologna, Legnano, Roma, Empoli, Circoscrizione Lazio e Campania) è stata resa nota anche attraverso un comunicato stampa della Sezione ed è apparsa in numerosi siti internet.
Ishida Tomizo ha 82 anni ed è, attualmente, il prigioniero più anziano detenuto in un braccio della morte in Giappone.
INDIA
Gnana Prakasam 47 anni, Simon 37 anni, Meesakara Madhiah 57 anni, e Bilavendran 53 anni, rischiano di essere giustiziati il 16 aprile 2004. E’ stata presentata una richiesta di grazia il 6 marzo scorso ma solo il Presidente dell’India e i Governatori dello Stato hanno il potere di commutare la sentenza. Gli uomini sono stati accusati di aver provocato una esplosione, ad aprile del 1993, che ha causato la morte di 21 persone nello stato di Karnataka. Inizialmente furono condannati all’ergastolo da una Corte Speciale a Karnataka, istituita attraverso l’Atto per la Prevenzione contro le Attività Terroristiche e Distruttive (TADA), ma, in seguito, la Corte Suprema li ha condannati a morte, dopo che lo stato di Karnataka era riscorso in appello.
IRAN
Kobra Rahmanpour, una ragazza di 22 anni, è stata accusata dell’omicidio della suocera. La ragazza ha sempre dichiarato di avere agito per auto difesa, cercando di sfuggire alla suocera che la stava aggredendo con un coltello. La Corte Suprema ha confermato la sentenza a gennaio 2003. Attualmente, secondo quanto dichiarato dall’Ambasciata Iraniana a Londra in una lettera inviata ad Amnesty, il procedimento legale è terminato per cui la condanna potrebbe essere commutata soltanto qualora la famiglia della vittima rinunci al diritto di vendicarsi attraverso l’esecuzione chiedendo un risarcimento economico. Al momento non ci sono ulteriori aggiornamenti, il caso è continuamente monitorato da Amnesty International.
KYRGYZSTAN
Il 2 gennaio 2004, il Kyrgyzstan ha esteso la moratoria sulle esecuzioni, iniziata nel 1998, per un altro anno.
LIBANO
Ahmad 'Ali Mansour, Badea' Waleed Hamada e Remi Antoan Zaatar sono stati uccisi nella prigione Rumieh a Beirut il 17 gennaio 2004. Queste sono state le prime esecuzioni ad avere luogo in Libano da quando il President Lahoud ha assunto il mandato il 24 novembre 1998. Ahmad ’Ali Mansour è stato impiccato, mentre Badea’ Waleed Hamada e Remi Antoan Za’atar sono stati fucilati. Ahmad ’Ali Mansour era stato accusato dell’omicidio di otto persone nel 2002, Badea’ Waleed Hamada dell’omicidio di tre soldati nel 2002 e Remi Antoan Za’atar dell’omicidio di tre persone durante una rapina a mano armata.
Nonostante le forti proteste da parte delle associazioni locali ed internazionali che si occupano di diritti umani, il 14 gennaio scorso il Presidente Emile Lahoud ha firmato gli ordini di esecuzione, dopo che erano stati ratificati dal Primo Ministro Rafik al-Hariri e dal Ministro della Giustizia, Bahij Tabbara.
NIGERIA
In conformità ai nuovi codici penali Sharia introdotti in 12 stati settentrionali in Nigeria dal 1999, la pena di morte è applicabile anche per reati criminali di zina, ovvero rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Amnesty International è preoccupata che il reato di zina vada al di fuori dei “crimini più seri” per i quali la pena di morte può essere applicata in conformità al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici di cui la Nigeria è stato parte.
La pena di morte è ancora nello statuto in Nigeria. La costituzione della Repubblica Federale della Nigeria dal 1999 non proibisce la sua applicazione. Secondo le fonti di Amnesty International i tribunali nigeriani hanno emanato almeno 33 sentenze capitali dal 1999. Nel luglio 2003 c’erano almeno 487 persone in attesa di esecuzione.
L’8 febbraio 2004 è stato pubblicato il rapporto e l’azione sulla pena capitale e i diritti delle donne sotto il sistema legislativo nigeriano, sia quello basato sulla Sharia che quello federale (Nigeria: The death penalty and women under the Nigerian penal system. AI Index AFR 44/001/2004).
Jubrin Babaji è finalmente libero. Il 9 marzo 2004, l’Alta Corte della Sharia nello Stato di Bauchi (nordest della Nigeria) lo ha assolto dall’accusa. Jubrin Babaji era stato condannato alla lapidazione dalla Bassa Corte della Sharia nello Stato di Bauchi a Settembre 2003 per l’accusa di ’sodomia’, così come stabilito dal Codice Penale della Sharia del 2001.
L’Alta Corte ha motivato in rilascio in quanto all’imputato non è stato riconosciuto il diritto ad un giusto processo e la confessione non era ammissibile come tale. E’ di estrema importanza che la decisione del proscioglimento, dovuta a diritti negati, sia venuta proprio da una Corte della Sharia e non da una Corte Federale o a seguito di pressioni internazionali.
La storia di Amina Lawal è finita nel migliore dei modi, con l’assoluzione del 25 settembre 2003, la donna non corre più alcun pericolo di vita. Nel mese di marzo la delegazione di Amnesty International, in missione nel paese, ha incontrato Amina Lawal e la figlia proprio su richiesta della donna, che, in questo modo, ha voluto ringraziare l’organizzazione e tutti i soci di Amnesty per aver contribuito a risolvere il suo caso.
REPUBBLICA POPOLARE CINESE
Il 22 marzo scorso Amnesty International ha reso pubblico un nuovo rapporto sulla pena di morte in Cina. Il rapporto, intitolato ’Mandati a morte "nel rispetto della legge"? La pena di morte in Cina’ (Peoplès Republic of China: Executed "according to law"? The death penalty in China, AI index: ASA 17/003/2004), denuncia come le autorità cinesi violino sistematicamente le norme interne e internazionali nell’esecuzione di migliaia di condanne a morte ogni anno. Il rapporto giunge a una settimana di distanza dalle affermazioni di un importante parlamentare cinese, secondo il quale ogni anno nel paese vengono eseguite almeno 10.000 condanne a morte. Questo dato è superiore al totale delle esecuzioni registrate in tutto il resto del mondo.
Di seguito alcuni casi citati nel rapporto:
Chen Guoqing e tre coimputati sono stati accusati di omicidio nel 1996. Nonostante per tre volte le Corti di appello avessero riconosciuto che vi erano poche prove a sostegno della loro colpevolezza, che i loro alibi erano credibili e che le “confessioni” erano state estorte con la tortura, in un ulteriore processo i quattro sono stati nuovamente condannati a morte e rimangono in attesa del verdetto finale.
Zhao Fenrong è stata condannata a morte per omicidio nel 1998. Nonostante la fragilità delle prove a suo carico e l’uso della tortura per costringerla a “confessare”, è in attesa dell’esecuzione.
Tenzin Deleg Rinpoche è un religioso di fede buddista, tibetano. E’ stato condannato a morte a seguito di un processo-farsa con l’accusa di aver organizzato un attentato. Il suo coimputato, Lobsang Dhundup, è stato mandato a morte il giorno stesso della sentenza.
Gong Shengliang è un religioso di fede cristiana. Condannato a morte al termine di un processo gravemente irregolare, si è visto ridurre la sentenza in ergastolo. Le sue condizioni di salute sono gravi a seguito dei pestaggi subiti in carcere.
La pena di morte è prevista in Cina per i crimini “più gravi”, che comprendono la corruzione e numerosi altri reati non violenti. Il diritto internazionale richiede che la pena di morte debba essere applicata come “misura decisamente eccezionale”.
L’imputato, arrestato in base al sospetto di aver commesso un reato per il quale è prevista la pena capitale, non ha pieno diritto all’assistenza legale immediata. Di solito, un legale può assumere la difesa dell’imputato solo al termine degli interrogatori condotti dalla polizia e anche in questo caso tale diritto viene spesso negato o limitato. È proprio durante i primi interrogatori che la persona arrestata viene torturata e costretta a “confessare” il reato. La “confessione” può così essere usata in tribunale e determinare la condanna a morte.
Inoltre, in violazione degli standard internazionali, la legge cinese non prevede la presunzione di innocenza.
I condizionamenti politici interferiscono in ogni fase dei procedimenti giudiziari. Le celeberrime campagne “Colpire duro” sottopongono i tribunali a una pressione politica estrema per emettere rapidamente condanne sempre più dure.
Shaheer Ali è stato giustiziato nel marzo 2003 e altri tre appartenenti al gruppo etnico uiguro rischiano la stessa sorte. I quattro erano stati rimpatriati dal Nepal nonostante avessero ottenuto lo status di rifugiati.
Dopo aver introdotto il metodo di esecuzione dell’iniezione di veleno, le autorità cinesi stanno convertendo veicoli commerciali in camere mobili di esecuzione allo scopo di eseguire le condanne immediatamente dopo il verdetto. A questo proposito la Sezione Italiana ha inviato una richiesta alla Fiat di non rendersi complice di una violazione del fondamentale diritto umano, quello alla vita. I furgoni infatti sono dell’ Iveco, del gruppo Fiat, prodotti a Nanchino.
SINGAPORE
La piccola città -stato ha impiccato più di 400 prigionieri negli ultimi 13 anni. Viene mantenuto il segreto sulle fonti ufficiali riguardo l’uso della pena di morte e il governo normalmente non pubblica statistiche sulle condanne a morte o le esecuzioni. Non si sa quanti prigionieri sono rinchiusi nel braccio della morte. Il nuovo rapporto di Amnesty International ’Singapore: la pena di morte: il conteggio segreto delle esecuzioni’ (Singapore: The death penalty: A hidden toll of executions, AI Index: ASA 36/001/2004) esamina come la pena di morte spesso colpisce senza alcuna proporzione e arbitrariamente quella fascia di persone più emarginate e vulnerabili della società .
Si ritiene che Singapore abbia il più alto numero di esecuzioni per numero di abitanti nel mondo. Un rapporto delle Nazioni Unite ha riscontrato che il numero di esecuzioni in relazione al numero di abitanti nel Singapore è tre volte quello dell’Arabia Saudita che si trova al secondo posto.
SUDAN
Alakor Lual Deng è a rischio di esecuzione, tramite lapidazione, dopo essere stata condannata a morte per adulterio, nel luglio 2003, dalla Corte Criminale di Nahud, nello stato occidentale di Kordofan. Alakor Lual Deng ha quattro bambini, avuti da un uomo di Kordofan. Sembra che la coppia non sia ’formalmente’ sposata. Nel 2003, la donna, in seguito ad una gravidanza, è stata condannata per adulterio insieme ad un uomo di etnia Dinka, chiamato Bol Yak Akoon. Contro la sentenza capitale è stato presentato un appello presso la Corte Suprema, che dovrà deciderne la conferma. La donna sembra sia stata condannata sulla base della sua confessione di adulterio. Durante il processo, Alakor Lual Deng non ha avuto assistenza legale e sembra che non abbia avuto nemmeno un interprete Dinka, il processo è stato tenuto in lingua araba.
Il Codice Penale nel Sudan, che è parzialmente basato sull’interpretazione della legge islamica, consente pene quali la fustigazione, l’amputazione, e la condanna a morte tramite impiccagione e lapidazione.
TAJIKISTAN-
A luglio 2003 il Parlamento aveva approvato un emendamento al codice penale proposto dal Presidente Imomali Rakhmonov che ha abolito della pena di morte per le donne, per i minori di 18 anni al momento del reato e per i maggiori di 60 anni. Inoltre i reati punibili con la pena di morte sono stati ridotti da 10 a 5.
Il 10 marzo scorso il Presidente Rakhmonov ha fermato l’esecuzione di Abdulai Kurbanov, per il cui caso era intervenuto, lo scorso novembre, la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite. Secondo le conoscenze di Amnesty International questa è la prima volta che in Tajikistan un’esecuzione viene fermata all’ultimo momento.
VIETNAM
Amnesty International è sconcertata dalla notizia che il governo vietnamita, con una decisione approvata dal Primo Ministro lo scorso 5 gennaio, abbia deciso di rendere segreto di stato le informazioni e la divulgazione dei dati sull’uso della pena di morte.
Secondo le fonti ufficiali dei media vietnamiti, verificate da Amnesty International, sarebbero più di 100 le persone condannate a morte e più di 60 quelle messe a morte durante il 2003. L’organizzazione ritiene questi dati incompleti e crede che il numero effettivo di coloro che sono stati messi a morte dallo stato vietnamita sia maggiore.-
Amnesty International ha sottolineato che il drammatico aumento dell’uso della pena di morte nel 2003 per reati anche finanziari sia molto preoccupante ed ingiustificato. Inoltre, soltanto nella prima settimana del 2004 sono state messe a morte sei persone e tre sono state condannate.
ZAMBIA
Alla fine di febbraio il presidente dello Zambia Levy Mwanawasa ha commutato 44 condanne a morte di presunti cospiratori di un colpo di stato ed ha assicurato che non consentirà che esecuzioni avranno luogo durante il suo mandato.
LA PENA DI MORTE NEGLI USA
Oltre 900 uomini e donne sono stati messi a morte dal 1977. Tra questi ci sono stati anche minorenni al momento del reato, malati mentali, persone che hanno avuto una difesa legale inadeguata, persone la cui colpevolezza era in dubbio e stranieri ai quali è stato negato il proprio diritto consolare. Oltre 100 persone sono state rilasciate dal braccio della morte dal 1977 dopo che sono emerse prove della loro innocenza. l’80% dei giustiziati dal 1977 erano accusati di aver ucciso bianchi, nonostante i bianchi e i neri siano vittime di reati violenti in pari misura.
DECISIONE DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA
L’esecuzione di Osvaldo Torres, cittadino messicano al quale è stato negato il diritto all’assistenza consolare, è stata fissata per il 18 maggio prossimo in Oklahoma. In un giudizio vincolante emesso il 31 marzo 2004, la Corte Internazionale di Giustizia ha espresso la sua ’grave preoccupazione’ riguardo il fatto che, per Osvaldo Torres, sia stata decisa una data di esecuzione nonostante una precedente disposizione della Corte che chiedeva un fermo dell’esecuzione in attesa del suo giudizio.
La Corte Internazionale di Giustizia ha ritenuto che il caso di Osvaldo Torres sia uno dei tre per i quali gli USA hanno violato tutti i paragrafi dell’Articolo 36 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari. Secondo la Convenzione le autorità sono obbligate ad informare i detenuti stranieri del diritto a ricevere assistenza dal loro consolato. La Corte ritiene che gli USA abbiano violato questo obbligo in 51 dei 52 casi di cittadini messicani per i quali lo stato del Messico ha fatto causa.
ARKANSAS
Charles Laverne Singleton 44 anni, è stato messo a morte il 6 gennaio 2004. Era stato condannato a morte nel 1979 per l’omicidio di Mary Lou York. Charles Singleton soffriva di serie infermità mentali. Dal 1977 l’ Arkansas ha eseguito 26 condanne a morte.
FLORIDA
Johnny Robinson è stato ucciso in Florida il 4 febbraio 2004. Era stato accusato dell’omicidio di Beverly St George nell’agosto 1985. Johnny Robinson doveva essere ucciso alle 6 pm ora locale. Quindici minuti prima dell’esecuzione la Corte Suprema degli USA ha ordinato di fermare l’esecuzione per un’ulteriore decisione. Circa un’ora dopo l’ultimo appello di Robinson è stato rifiutato per 5 voti a quattro. E’ stato ucciso alle 7.30 pm. Al 31 marzo 2004 il Florida ci sono state 58 esecuzioni.
OHIO
Lewis Williams 44 anni, è stato ucciso il 14 gennaio 2004. E’ stato condannato a morte per l’omicidio di un’anziana donna bianca, Leoma Chmielewski, nel 1983.
Alla preparazione per l’esecuzione hanno assistito per la prima volta anche i testimoni, tra cui la madre di Lewis Williams il quale ha opposto resistenza all’esecuzione gridando per dichiararsi innocente.
SOUTH CAROLINA
David Clayton Hill, 39 anni, è stato ucciso in South Carolina il 19 marzo 2004. L’uomo era stato condannato a morte nel 1995 per l’assassinio di un ufficiale di polizia nel 1994. Dal 1977 il South Carolina ha eseguito 29 condanne a morte. L’8 marzo scorso, il Giudice distrettuale federale ha provveduto ad una sospensione dell’esecuzione dopo l’appello presentato dagli avvocati di Hill. Secondo l’appello la procedura per l’iniezione letale nello stato è incostituzionale. La Corte d’appello del IV° circuito ha confermato la sospensione il 17 marzo, ma il 19 marzo, con un voto di 5-4, la Corte Suprema l’ha annullata consentendo l’esecuzione.
TEXAS
Scott Panetti aveva già alle spalle una lunga storia di malattie mentali che includeva la schizofrenia, quando, nel 1992, uccise i suoi suoceri con un’arma da fuoco. Ci sono prove che fosse psicopatico all’epoca degli omicidi, e che non fosse in grado di sostenere il processo. Non soltanto fu processato comunque, ma gli venne anche consentito di difendersi da solo, indossando un vestito da cowboy e presentando una difesa spesso incoerente e bizzarra. I giurati votarono la condanna a morte. Tutti i soci di Amnesty International nel mondo si stanno mobilitando per chiedere la grazia per Scott Panetti, un uomo malato di mente la cui esecuzione, inizialmente prevista per il 5 febbraio scorso, è stata momentaneamente sospesa.
A marzo Amnesty International ha denunciato che lo stato del Texas ha in programma di mettere a morte, mediante iniezione letale, un altro detenuto malato di mente.
L’esecuzione di Kelsey Patterson è stata fissata il 18 maggio 2004. L’uomo, accusato di aver commesso un duplice omicidio nel 1992, ha sofferto a lungo a causa di una malattia mentale. Nel 1981 gli fu diagnosticata una forma di schizofrenia paranoica.
Il caso di Kelsey Patterson solleva molte domande sul trattamento da parte della società dei malati di mente. La sua famiglia aveva cercato senza successo di curarlo prima che commettesse i reati. La Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite ha ripetutamente chiesto la fine dell’uso della pena di morte nei confronti di persone con problemi mentali.
La Corte suprema federale ha annullato la condanna a morte di Delma Banks, detenuto nel braccio della morte del Texas da 19 anni. Dopo una lunghissima battaglia legale, il massimo organo di giustizia degli Usa ha stabilito che la pubblica accusa omise deliberatamente di informare la giuria su alcune circostanze che avrebbero reso meno probabile la condanna a morte.
VIRGINIA
Dennis Orbe di 39 anni, è stato ucciso in Virginia il 31 marzo 2004. Era stato condannato a morte ad ottobre del 1988 per l’omicidio, avvenuto durante una rapina, di Richard Burnett, un uomo di 39 anni. L’ultimo appello alle Corti sulla base dell’incostituzionalità dell’iniezione letale non ha avuto successo.
Dennis Orbe è il 22esimo prigioniero ad essere ucciso negli USA quest’anno e il 907th da quando la pena di morte è stata reintrodotta nel 1977.-
In Virginia ci sono state 91 di queste esecuzioni, lo stato è secondo solo al Texas.
RATIFICHE TRATTATI SULLA PENA DI MORTE
Secondo Protocollo Opzionale del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici
Il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici avente lo scopo di promuovere l’abolizione della pena di morte, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989, è un trattato che riguarda tutti i paesi. Il Protocollo richiede l’abolizione totale della pena di morte da parte degli stati aderenti pur permettendo di mantenerla in tempo di guerra agli stati che hanno posto una riserva specifica al momento della ratifica. Al 1 gennaio 2004 sono 51 gli stati parte e 8 gli stati che hanno firmato ma non ancora ratificato il trattato (Andorra, Cile, Guinea-Bissau, Honduras, Nicaragua, Polonia, San Marino, Sao Tomè e Principe).
Protocollo N.6 alla Convenzione Europea sui Diritti Umani
Il Protocollo n° 6 alla Convenzione di salvaguardia dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali sull’abolizione delle pena di morte, adottato dal Consiglio d’Europa nel 1982, richieda l’abolizione della pena di morte in tempo di pace; gli stati parte possono mantenere la pena di morte per reati commessi in tempo di guerra o di imminente minaccia di guerra. Il Protocollo è entrato in vigore il 1 marzo 1985. Al 31 marzo 2004 sono 44 gli stati parte e 1 lo stato che ha firmato ma non ancora ratificato (Federazione Russa).
Protocollo N.13 alla Convenzione Europea sui Diritti Umani
Il Protocollo n° 13 alla Convenzione di salvaguardia dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali sull’abolizione delle pena di morte in ogni circostanza, adottato dal Consiglio d’Europa nel 2002, richieda l’abolizione della pena di morte in ogni circostanza, incluso in tempo di guerra o di imminente minaccia di guerra. Il Protocollo è entrato in vigore il 1 luglio 2003. Al 31 marzo 2004 sono 24 gli stati parte e 18 gli stati che hanno firmato ma non ancora ratificato (Albania, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Macedonia, Moldavia, Norvegia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia, Spagna, Turchia).
Protocollo alla Convenzione Americana sui Diritti Umani
Il Protocollo alla Convenzione Americana sui Diritti Umani per l’abolizione della pena di morte adottato dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani nel 1990, prevede l’abolizione totale della pena di morte ma permette agli stati parte di mantenerla in tempo di guerra se hanno posto una riserva specifica al momento della ratifica o dell’adesione al protocollo. Il Protocollo è entrato in vigore l’8 giugno 1990. Al 31 marzo 2004 sono 8 gli stati parte e 1 lo stato che ha firmato ma non ancora ratificato (Cile).
MEETING INTERNAZIONALI
Meeting dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO)
Durante il meeting di Islamabad del 29 e 30 gennaio scorso, Amnesty International ha chiesto ai rappresentati ministeriali dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica (Economic Cooperation Organization - ECO) di mettere i diritti umani al centro delle attività dell’ECO. Amnesty International riconosce e accoglie con favore il fatto che sia l’ Azerbaijan che il Turkmenistan hanno abolito la pena di morte, rispettivamente nel 1998 e nel 1999; che il Kazakistan ha dichiarato una moratoria sulle esecuzioni nel dicembre 2003 e che, il 2 gennaio 2004, il Kyrgyzstan ha esteso la moratoria sulle esecuzioni, iniziata nel 1998, per un altro anno. Ora Amnesty International chiede alle autorità in Kyrgyzstan e Kazakistan di abolire completamente la pena capitale.
Inoltre, Amnesty International ha espresso la sua speranza che la Turchia ratifichi rapidamente il Protocollo 13 della Convenzione Europea, riguardo l’uso della pena capitale in tempo di guerra. In questo modo, la Turchia, che ha firmato il Protocollo il 9 gennaio, entrerebbe a fare parte del crescente numero di paesi abolizionisti. Tuttavia, Amnesty International, ha ripetutamente sollevato preoccupazione sulle continue esecuzioni e sull’uso della pena di morte in Afghanistan, Iran, Pakistan, Tajikistan e Uzbekistan.
L’Organizzazione per la Cooperazione Economica comprende dieci stati: Afghanistan, Azerbaijan, Iran, Kazakihstan, Kyrgyzstan, Pakistan, Tajikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan.
5to Meeting UE-Uzbekistan del Comitato di Cooperazione Parlamentare
In occasione del Meeting, svoltosi il 10 e l’11 marzo 2004, Amnesty International ha emesso il briefing ’Uzbekistan: Amnesty International’s concerns’ (AI index EUR 62/004/2004) destinato ai parlamentari dell’UE e dell’Uzbekistan, membri del Comitato di Cooperazione Parlamentare. Nel briefing sono contenute le preoccupazioni di Amnesty International riguardo l’applicazione della pena di morte in Uzbekistan ed altre informazioni, compresi i casi di quattro ragazzi attualmente richiusi nel braccio della morte e di altri quattro che sono stati messi a morte in segreto e i cui corpi non sono mai stati restituiti alle famiglie.
LE CAMPAGNE DI AMNESTY ITALIA SULLA PENA DI MORTE
Non uccidete il futuro! Stop alle esecuzioni di minorenni.
Per compiere un passo verso la totale abolizione della pena di morte nel mondo, Amnesty International, insieme ad altre organizzazioni, ha lanciato, alla fine di gennaio, questa campagna che ha lo scopo di mettere fine all’applicazione della pena capitale nei confronti dei minorenni. Negli ultimi 15 anni più di 30 persone nel mondo sono state messe a morte per reati che avevano commesso quando erano minorenni. L’imposizione della pena di morte su imputati minorenni, cioè su persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato, è proibita dal diritto internazionale, eppure alcuni stati continuano a condannare a morte minorenni.
Tra il 1990 e il mese di gennaio 2004 Amnesty International ha documentato 35 esecuzioni di minorenni in otto nazioni: Cina, Repubblica Democratica del Congo, Iran, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti e Yemen. Gli Stati Uniti hanno eseguito 19 condanne a morte, più del resto del mondo messo insieme.-
Nello stesso periodo, alcuni stati hanno elevato a 18 anni l’età minima per l’applicazione della pena di morte, in conformità con il diritto internazionale. Lo Yemen e lo Zimbabwe hanno elevato l’età minima a 18 anni nel 1994, così come hanno fatto la Cina nel 1997 e il Pakistan, in quasi tutto il paese, nel 2000. In Iran, un disegno di legge per elevare a 18 anni l’età minima è stato presentato in parlamento alla fine del 2003.
La campagna durerà fino alla fine del 2005. Gli obiettivi sono: porre fine alle esecuzioni di persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato; la commutazione di tutte le condanne a morte emesse nei confronti di persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato; l’introduzione di leggi, laddove non esistono già , che vietino l’applicazione della pena di morte nei confronti di imputati che avevano meno di 18 anni al momento del reato; maggiori garanzie sulle procedure di accertamento dell’età degli imputati al momento del processo, compresa l’adozione di sistemi che prevedono l’emissione di certificati di nascita laddove non esistono.
LA LISTA COMPLETA LA TROVATE QUI:
http://www.amnesty.it/pdm/bpdm_2004.php3
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Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni
Teatro per tutta la famiglia: “Inside and Out of Me 2” tra ironia e interazione
Dogliani celebra quindici anni di Festival della TV con “Dialoghi Coraggiosi”
Sesto San Giovanni — 180 milioni dalla Regione per l’ospedale che rafforza la Città della Salute
Triennale Milano — Una settimana di libri, musica, danza e arti sonore dal 20 al 25 gennaio
A febbraio la corsa alle iscrizioni nidi – Milano apre il portale per 2026/2027