Varese - A conclusione dell’indagine che solo due giorni fa ha permesso, con l’esecuzione di 11 Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere nei confronti di personaggi appartenenti ad un sodalizio criminale dedito al compimento dei reati di usura, esercizio abusivo della professione finanziaria, estorsione, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi, di disarticolare una vera e propria holding dell’usura operante nel nord Italia, ieri sera, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Varese hanno individuato e tratto in arresto anche il dodicesimo associato, un 53enne originario dell’interland napoletano.
L’attività investigativa, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Dott. Tiziano Masini, trae origine da una rapina a mano armata consumata l’8 settembre 2006 ai danni di una tabaccheria di Azzate, a seguito della quale sono emersi elementi di responsabilità nei confronti del basista, originario di Castellamare di Stabia, e di altri soggetti pregiudicati facenti parte di un gruppo organizzato dedito alla commissione di numerosi reati. Dal novembre 2006 sono stati già eseguiti 21 arresti, operati sia in flagranza di reato che su disposizione dell’A.G., a seguito dei quali sono emersi collegamenti diretti tra il gruppo criminale ed alcuni esponenti del clan dei “D’Alessandro“ di Castellamare di Stabia (cui a Varese veniva fornita assistenza e supporto logistico per le rapine perpetrate nel nord Italia).
Dall’indagine è emerso che i capi dell’intera organizzazione erano due, uno dei due “boss“ trattava personalmente con gli usurati, mentre l’altro si occupava di “investire“ i proventi dei traffici illeciti in operazioni finanziarie. Ad essi si affiancavano altri due membri che operavano quali intermediari o incaricati di singole operazioni di riscossione. Anche nei periodi in cui i “capi“ si trovavano in stato di arresto per vari reati (dalla rapina allo spaccio di sostanze stupefacenti), l’attività illecita proseguiva sotto la direzione della moglie e del figlio che provvedeva alle “operazioni di recupero crediti“.
L’associazione operava in tutto il nord Italia ed era dedita prevalentemente all’attività di usura ed estorsione nei confronti di piccoli imprenditori - a rischio di fallimento - e in gravi difficoltà economiche che, dopo aver beneficiato di prestiti (da 5.000 a 60.000 euro), si vedevano applicare tassi che superavano il 10% mensile ed il 120% annuo. L’attività di riscossione era affidata principalmente ad un albanese, che, attraverso minacce e percosse, costringeva a restituire il prestito usuraio. Lo stato di soggezione era tale che alcune delle persone offese, per timore di più gravi ritorsioni, hanno preferito rendere false dichiarazioni all’Autorità Giudiziaria e rispondere ad essa anche per il reato di favoreggiamento. Il sodalizio, in più casi, riusciva a subentrare - tramite prestanome - nella gestione effettiva delle società attraverso le quali riciclava i proventi dell’attività d’usura o, in alternativa, quando le aziende versavano in difficoltà economica, si serviva delle stesse per realizzare truffe di vario genere.
Ultimi Articoli
Milano: George Foreman, la sua storia arriva in libreria con DIO AL MIO ANGOLO
Arisa torna con Foto Mosse — il nuovo album esce il 17 aprile
GENTE DI FACILI COSTUMI al Teatro Manzoni di Milano
“È intelligente… ma non studia!”: ridere, ricordare, crescere
Italia–Giappone: Vincenza Palmieri porta lo Specialista della Famiglia al Paese del Sol Levante — la rete dei Diritti Umani si allarga
Bruno Mars accende Las Vegas — The Romantic Tour debutta con sold-out e la città gli intitola una strada
Gerry Scotti apre il Festival della TV di Dogliani — quindicesima edizione dal 29 al 31 maggio 2026
Triennale Milano — una settimana di performance, laboratori e incontri dal 13 al 19 aprile
NIST legge Project Hail Mary con l’occhio del laboratorio